Proteste
Bandito arrestato a tempo di record dalla Squadra mobile dopo il colpo alle Poste di viale Adua
Rapina, ringrazia e finisce in manette
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Sopra la cassiera minacciata con la pistola viene portata via in ambulanza a causa dello choc Un cliente: «Passamontagna e pistola gridava di dargli tutti i soldi»
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PISTOIA. «Dammi tutti i soldi, alla svelta» ha urlato il bandito, pistola in pugno e passamontagna sul volto. E una volta ottenuto il denaro dalla cassiera, l'ha ringraziata ed è uscito correndo dall'ufficio postale. Ma la sua fuga è durata poco. Lorenzo Bifolchi, 33 anni, di Perugia, è stato arrestato a tempo di record dalla polizia qualche centinaio di metri più in là. Erano all'incirca le due meno un quarto di ieri pomeriggio quando, alle Poste di viale Adua, è andata in scena la rapina. Bifolchi, commerciante di cavalli nell'azienda di famiglia a Perugia, ha alle spalle qualche precedente per reati minori. Ultimamente veniva spesso in provincia, a Chiesina Uzzanese, dove ha la fidanzata. Proprio alla donna aveva preso l'auto usata per arrivare fino all'ufficio postale di viale Adua. Sembra che avesse effettuato almeno un sopralluogo: a causa anche della sua notevole stazza fisica, non è passato inosservato. Fatto sta che, ieri, con un passamontagna verde e una pistola in pugno (rivelatasi poi un'arma giocatolo privata del tappo rosso) è entrato e si è diretto verso la prima cassa, quella riservata ai correntisti. «Ero a sedere che aspettavo il mio turno per pagare una bolletta - racconta un cliente dell'ufficio - quando ho sentito qualcuno che alzava la voce. Ho pensato che fosse un cliente che litigava per via della fila. Ho alzato gli occhi e ho visto che invece aveva in mano una pistola argentata. Era alto, rosso, pesava senz'altro più di 120 chili. Era agitato e secondo me non era uno del mestiere: un disperato pieno di debiti, un ladro di galline che aveva bisogno di soldi. Gridava rivolto alla cassiera: "Dammi tutto quello che hai, presto, alla svelta. Via, via!". E poi non ho mai sentito di un rapinatore che dopo aver avuto i soldi ringrazia. Era impacciato, insicuro. Ha dato alla cassiera un sacchetto della spesa mezzo rotto e per poco non gli cascano tutti i soldi». L'allarme è stato quando ancora il malvivente era all'interno dell'ufficio postale: è stata una cliente, con il telefono cellulare, ad avvertire il 113. Per cui, forse sentendo le sirene che si avvicinavano, quando è uscito il Bifolchi si è lasciato prendere dal panico. Ha abbandonato l'auto con cui era arrivato (una Lancia Delta) dall'altro lato di viale Adua e ha tentato la fuga a piedi. Svoltato l'angolo sulla sua sinistra, ha imboccato via Cimarosa, per infilarsi dopo una ventina di metri in un portone e uscendone quasi subito. La sua corsa però, data anche la mole fisica, è durata poco. Un altro paio di centinaia di metri e, infilatosi in una traversa, si è trovato la strada sbarrata da una pattuglia della squadra mobile della questura. Gli agenti sono balzati a terra e lo hanno bloccato. «A me non mi riesce proprio di fare queste cose» ha detto poco dopo mentre, scendendo dall'auto, stava per essere condotto all'interno della questura di via Macallè. Sembra che Bifolchi abbia giustificato il suo gesto con i tanti debiti di gioco che aveva accumulato. Recuperato interamente il bottino: circa 10.000 euro. Così come poco dopo, su indicazioni dello stesso arrestato, sono stati recuperati pistola e passamontagna, che aveva gettato durante la fuga a piedi dentro un cassonetto dei rifiuti. Intanto, assorbita la scarica di adrenalina, nell'ufficio postale due cassiere si sono sentite male. Una, quella che si era trovata faccia a faccia con il rapinatore e, soprattutto, con la sua pistola, è svenuta ed è stata portata fuori in lettiga. Una sua collega invece è stata portata fino all'ambulanza a braccia. Entrambe sono state poi trasportate al pronto soccorso dell'ospedale. Gli altri impiegati e e i clienti (complessivamente, una ventina di persone) sono stati invitati in questura per le deposizioni. M.D.
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