Il Tirreno

Pistoia

Crescita e lavoro dal commercio

Marco Innocenti
Maurizio Innocenti (a sinistra) e Riccardo Bruzzani davanti alla sede Confesercenti
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Maurizio Innocenti (a sinistra) e Riccardo Bruzzani davanti alla sede Confesercenti

Confesercenti: «I politici devono credere nella risorsa turismo»

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 PISTOIA. La città? Può e deve essere fonte di occupazione e di crescita del prodotto interno lordo, ma per raggiungere questo obiettivo è necessario crederci. Come? Puntando sul recupero di attenzione e sul sostegno e la valorizzazione della sua identità, elemento essenziale per il rilancio del commercio e la conquista di un posto di rilievo nel turismo dei centri d'arte. Non hanno dubbi il presidente e il direttore della Confesercenti, Maurizio Innocenti e Riccardo Bruzzani, i quali non negano però che anche le categorie del terziario e dei servizi debbano fare un salto di qualità e di innovazione, mettendo al tempo stesso fine alle diatribe. Le associazioni, invece di arroccarsi nella difesa di particolarismi, devono davvero fare sistema, creare quella rete di piccole e medie imprese che, coesa, diventa un formidabile pungolo nei confronti delle amministrazioni che ancora sembrano non credere nel ruolo e nelle potenzialità del commercio e del turismo.  Cosa rimproverate e cosa chiedete alla classe politica e agli amministratori locali?  «Vorremmo che non ragionassero più contrapponendo le scelte e le strategie per lo sviluppo del manifatturiero a quelle del terziario. Pistoia possiede notevoli possibilità di crescita economica. Ha una posizione collocata nell'area metropolitana, ma non è toccata da uno sviluppo intenso e caotico, ha ancora una dimensione umana. Dobbiamo valorizzare le nostre specificità. Certo: hanno un ruolo di primo piano le attività della Breda, dell'indotto e del resto del comparto industriale. Come pure è di fondamentale importanza il settore del vivaismo, risorsa con la quale tra l'altro il terziario può fare utile sinergia: pensiamo ad esempio quanti operatori e visitatori potrebbero portare un grande evento o una mostra mercato dedicata alla produzione dei vivai. Accanto all'impegno per manifatturiero e vivaismo non può però mancare l'attenzione per il commercio e il turismo. Bisogna capire e credere nelle potenzialità di questi comparti».  Quali sono i ritardi da superare e le sollecitazioni che fate a quanti si propongono a prendere la guida della città nella prossima primavera?  «Già un anno fa tenemmo una iniziativa sul tema accessibilità, qualificazione e sviluppo che poneva la questione centrale della crescita dell'economia della città. Siamo andati avanti e intendiamo sottoporre le nostre proposte ai principali candidati a sindaco nelle prossime settimane. Due sono le condizioni essenziali per la crescita. In primo luogo elevare la qualità della città costruendo un'area funzionante, dove si coniugano l'offerta del commercio e dell'artigianato, quella dei servizi per il turismo, l'organizzazione del contesto urbano, la cultura e la storia. Questo vuole dire tra l'altro realizzare parcheggi collegati al centro storico per una migliore accessibilità, ma anche per risolvere il problema della sosta dei residenti, liberare le strade della auto e approntare un arredo di qualità. Essenziale sarà in secondo luogo collegare strettamente i nuovi quartieri (ex Breda e ospedale-monoblocco) con il centro storico, che altrimenti rischia un ulteriore marginalizzazione che porta inesorabilmente al degrado. Alla nuova amministrazione chiediamo insomma una riorganizzazione urbanistica coordinata, che al centro metta la riqualificazione e il rilancio del centro storico dove devono essere tutelate e potenziate le funzioni rimaste. Puntando al tempo stesso al recupero di quelle uscite, a partire dagli uffici pubblici. Bisogna che i politici si convincano che la città, stupenda, è anche una fenomenale fonte di reddito».  Entriamo nel particolare. Si parla dello sviluppo dell'area della Sala, di un nuovo percorso commerciale dall'ex Breda al cuore del centro, della destinazione dell'area del Ceppo quando perderà l'ospedale, del ritorno in centro del mercato antiquario. Qual è la posizione della Confesercenti?  «Sono tutte questioni vitali. La Sala sta ad esempio correndo il pericolo di uno snaturamento e di un depauperamento. È viva di sera, ma deve esserlo anche di giorno, altrimenti Pistoia perderà la peculiarità di una città non uniformata dalle grandi catene commerciali. Servono dunque scelte che valorizzino ancora di più il comparto e incentivino le attività tradizionali a rimanere e, se possibile, ampliarsi. Per noi è una priorità anche il nuovo percorso commerciale che ha come snodo piazza Treviso e il parcheggio del Lingottino, da riqualificare per realizzare dalla stazione al Globo una strada di grande richiamo, sull'esempio di via Fillungo a Lucca. Riteniamo anche che sia da prendere in considerazione l'ipotesi di riportare nel centro storico il mercato antiquario, anche se non va sottovalutato quanto gli operatori siano attratti dal fatto che l'attuale sede è al coperto. Essenziale infine sarà la destinazione dell'area del vecchio ospedale: dovrà accogliere residenze, funzioni pubbliche e parcheggio, priorità per la rivitalizzazione di una città storica che fa fa registrare alte percentuali di crescita nell'affluenza di turisti (nell'extraalberghiero oltre il 40%, secondo i dati gennaio/settembre). È scontato quindi che si renda indispensabile organizzare servizi adeguati al turismo: dall'accessibilità al centro, con macchine elettriche, all'assistenza, all'informazione. E decisiva sarà la comunicazione moderna per la commercializzazione turistica del prodotto città. Una politica che richiede nuove professionalità».  Non è solo la Confesercenti a porre questi problemi. Perché a vostro giudizio ancora forze politiche e amministrazioni non li mettono al centro del loro programmi?  «Una parte di responsabilià è anche nostra. In altre città associazioni e categorie riescono ad avere una strategia comune e a contrare di più proprio perché sono compatte.  «Se vogliamo davvero essere rappresentanza datoriale e incidere nelle scelte delle istituzioni, per essere credibili con i risultati nei confronti delle imprese, bisogna smetterla con contrapposizione tra le associazioni, la presunta autosufficienza, le divisioni per interessi di bottega».  

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