Il Tirreno

Pistoia

Morte sul lavoro, azienda a processo

Il tragico infortunio sul lavoro
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Il tragico infortunio sul lavoro

Come persona giuridica dovrà rispondere penalmente insieme al titolare

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 PISTOIA. Un patteggiamento e due rinvii a giudizio al termine dell'udienza preliminare davanti al gup del tribunale per la morte di un operaio vivaista nel marzo dello scorso anno. E' la prima volta a Pistoia che un'azienda, in veste di persona giuridica, viene chiamata in causa in un procedimento penale per la morte sul lavoro di un proprio dipendente. A farlo è stato il sostituto procuratore Luigi Boccia, che ha chiesto il rinvio a giudizio della "Società agricola Innocenti e Mangoni piante", vivaio di via del Girone in cui, il 16 marzo dello 2010, travolto da un muletto, perse tragicamente la vita un operaio di 49 anni, Emiliano Bessi, sposato e padre di tre figli.  Il pm ha ritenuto applicabile al caso quanto previsto dal decreto legislativo - il 231 del 2001 - sulla responsabilità amministrativa: per intendersi, la norma per la quale la società TyssenKrupp, con una sentenza storica, è stata recentemente condannata per la tragedia dell'acciaieria di Torino.  L'azienda pistoiese, secondo l'accusa, per un risparmio quantificabile in poco più di 48mila euro, avrebbe omesso di adottare tutte le misure di sicurezza necessarie ad impedire infortuni sul lavoro.  Ieri mattina, il gup Alessandro Buzzegoli ha rinviato a giudizio l'amministratore e legale rappresentante dell'azienda, Alessandro Mangoni, 43 anni, di Pistoia, e l'azienda stessa, in aula rappresentata da Giorgio Innocenti, 59 anni, di Agliana. Il processo davanti al giudice monocratico è stato fissato per il 14 febbraio prossimo.  L'operaio che era alla guida del muletto che ha travolto la vittima, Riccardo Begliomini, 37 anni, di Montemurlo, ha invece chiesto il patteggiamento, concordando una pena di un anno e due mesi di reclusione, con il beneficio della sospensione condizionale.  Mangoni e Begliomini sono entrambi accusati di omicidio colposo e lesioni colpose (nell'incidente rimase gravemente ferito un altro operaio, Elis Ejilli, 22 anni, travolto mentre era alla guida di un veicolo elettrico). Inoltre sono accusati di varie violazioni del testo unico sulla sicurezza sul lavoro, il decreto legislativo 81 del 2008.  Nello specifico, Mangoni per non aver provveduto affinché Begliomini ricevesse un adeguato addestramento per condurre senza rischi il carello elevatore; per non aver attuato un sistema di segnaletica di sicurezza, sia orizzontale che verticale, per regolare il traffico dei veicoli e dei pedoni; per non aver realizzato le vie di circolazione in modo tale che potessero essere percorse in sicurezza; per aver messo a disposizione di Elis Ejilli un veicolo privo di cinture di sicurezza e con un sedile non ancorato.  Begliomini invece era accusato di non aver osservato le procedure per l'impiego in sicurezza del carrello elevatore. In particolare quelle relative alla "visibilità sul percorso" riportate nel manuale d'uso: procedere con il carico il più possibile abbassato e, qualora il carico stesso ostacoli la visibilità anteriore, guidare in retromarcia oppure farsi guidare da una persona a terra.  La "Società agricola Innocenti e Mangoni piante di Innocenti Agostino e C." è invece accusata in sede penale della violazione amministrativa prevista dal decreto 231 del 2001 in relazione ai reati di omicidio colposo e lesioni colpose commessi da Mangoni e Begliomini, "in presenza di concreto vantaggio derivante dalle condotte omissive e quantificabile in circa 48.263 euro quale spesa per adeguare l'azienda alle norme previste a tutela della salute e sicurezza sul lavoro, e in assenza della preventiva adozione ed efficace attuazione di un modello di organizzazione idoneo a prevenire" tali reati.  Se condannata, l'azienda rischia di dover pagare una sanzione che può andare da 25mila a 1 milione e mezzo di euro.  I familiari della vittima sono già stati risarciti dall'azienda e non si sono costituiti parte civile nel processo penale.

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