Il Tirreno

Pistoia

Svegliato e rapinato nella sua villa

Massimo Donati
Svegliato e rapinato nella sua villa

I banditi gli hanno preso 3mila euro e la Porsche appena acquistata

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 PISTOIA. Si è sentito scuotere violentemente nel sonno e quando ha aperto gli occhi ha intravisto, dietro i raggi accecanti delle torce elettriche puntate sul suo viso, tre uomini. Per il giovane imprenditore quelli che sono seguiti sono stati momenti di terrore. Solo quando i tre banditi armati si sono dileguati con un bottino di 3.000 euro in contanti e di una Porsche Cayenne nuova di zecca, Donatello Nizzi, 35 anni, ha capito di essere salvo.  Era all'incirca l'una e mezzo della notte tra giovedì e ieri. Teatro della rapina, una bella colonica ristrutturata al numero 351 di via Gora e Barbatole (nella foto), dove, in una delle due porzioni in cui lo stabile è stato suddiviso, abita il titolare di un'azienda tessile di Pistoia, La Giulia Baroncelli spa, che ha sede in via Verga.  Dalle modalità con cui hanno agito i malviventi appare chiaro come non si sia trattato di un colpo premeditato, ma di un furto, solo in seguito degenerato in rapina. I tre banditi (forse un quarto ha atteso in strada facendo da palo, al volante di un'auto) probabilmente hanno scelto la colonica in quanto piuttosto isolata. Una volta scorta nel vialetto d'ingresso la Porsche Cayenne nera (che Nizzi aveva acquistato proprio quella mattina in una concessionaria di Firenze) hanno capito che avrebbero potuto mettere insieme un discreto bottino.  La villa ha delle finestre che, benché protette da inferriate, non hanno persiane. Per cui, con le torce elettriche, i malviventi hanno potuto tranquillamente scrutare all'interno attraverso i vetri. E dalla finestra della cucina hanno potuto scorgere, appoggiate sul tavolo, le chiavi di casa. A quel punto, con un tagliavetri hanno praticato un foro e, infilando all'interno la mano, hanno aperto la finestra. Quindi, in giardino hanno preso una lunga canna di bambu e, dopo aver infilato in una delle estremità un fil di ferro sagomato a forma di gancio, hanno "pescato" il mazzo di chiavi.  Così è stato un giochetto per loro entrare in casa dopo aver aperto la porta d'ingresso.  Per un po' i tre, armati di torce elettriche, hanno passato al setaccio il piano terra, alla ricerca soprattutto della cassaforte. Non avendola trovata, hanno quindi salito le scale e si sono messi alla ricerca della camera da letto. E lì hanno sorpreso nel sonno il giovane imprenditore.  «Dov'è la cassaforte, dove tieni i soldi?» gli hanno gridato minaciandolo con una scacciacani e con un tagliacarte appena trovato su una scrivania. I tre, che avevano il volto coperto da sciarpe e cappellini sulla testa, parlavano con un inconfondibile accento dell'est europeo.  L'imprenditore ha ripetuto più volte che in casa non c'era alcuna cassaforte, ma i tre hanno continuato ad insistere, minacciando di rapirlo se non avesse svelato il nascondiglio. «Ho solo tremila euro nel portafoglio, se volete ci sono quelli» ha gridato esasperato l'uomo. E a quel punto i banditi gli hanno creduto. Presi i soldi, ed anche il telefono cellulare, per evitare che l'imprenditore desse subito l'allarme, gli hanno intimato di di rimettersi a letto e di non chiamare aiuto. Quindi, si sono dileguati nella notte, portando via anche la Porsche Cayenne.  Nizzi, passati cinque minuti, una volta accertatosi che i banditi se ne erano andati, è uscito in cerca di aiuto. Suonato il campanello dei vicini di casa, ha telefonato al 113. Sul posto sono accorse le volanti e gli uomini della squadra mobile della questura. Le ricerche sono state immediatamente diramate, ma dei banditi non è stata trovata neppure l'ombra. La scientifica ha passato al setaccio la villa in cerca di eventuali tracce.

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