Sicurezza
Sconcerto per lestensione delle aperture consentita dal governo a partire da gennaio
Orari, insorgono i commercianti
Tiziana Gori
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Negozi in via degli Orafi e la galleria di Panorama Associazioni sul piede di guerra contro la liberalizzazione
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PISTOIA. «Non è liberalizzando gli orari degli esercizi commerciali che si aumentano le vendite». La norma inserita dal governo Monti all'interno del decreto "Salva Italia" ha mandato su tutte le furie le associazioni di categoria dei commercianti. L'auspicio è che la Regione Toscana, come nel caso del precedente decreto del governo Berlusconi, ribadisca la propria competenza in materia. Il decreto Monti ha superato il vaglio della Camera ed è all'esame del Senato. Da gennaio dovremmo assistere ovunque ad una liberalizzazione completa degli orari, e non solo nelle città d'arte e mete turistiche, come stabilito nel precedente decreto del governo Berlusconi. La possibilità per negozi e ipermercati di tenere aperto 24 ore al giorno, la domenica e i giorni festivi compresi. Assieme a questa norma, chiara e netta, si delinea anche il superamento dei vincoli in materia di insediamenti commerciali, considerati contrari alla libera concorrenza. «Da gennaio potrebbe essere veramente: bomba, libera tutti». Da Confcommercio ecco il no altrettanto netto alla norma liberalizzatrice. Non meno infuriato di Marco Baldasserroni, funzionario dell'associazione di viale Adua, il direttore di Confesercenti Riccardo Bruzzani, che aggiunge una riflessione di tipo morale: «Sono meravigliato, ancora una volta deluso dalla politica. In un periodo di crisi totale come questo, con i negozi che non riescono a vendere niente, con centinaia di posti di lavoro in bilico nei prossimi mesi solo nella nostra città, si pensa che le persone non abbiano niente di meglio da fare che dedicarsi a compere nei negozi a mezzanotte?». Diametralmente opposto il parere della grande distribuzione: l'estensione dell'orario di apertura è visto come opportunità di rilancio dei consumi, e di creazione di nuovi posti di lavoro. In attesa dell'approvazione del decreto e dell'entrata in vigore della legge, a gennaio, si susseguono incontri. L'ultimo, due giorni fa, a Montecatini. Presenti, rappresentanti della grande distribuzione (Coop, Conad e, per Federdistribuzione, Esselunga e Panorama), e degli enti locali, le associazioni di categoria, i sindacati. «Abbiamo ribadito - spiega Baldasserroni - la nostra posizione di contrarietà. A questo nuovo tipo di situazione potrebbe far fronte solo la grande distribuzione». A fianco del commercio di vicinato la Regione Toscana. «È già in atto - ricorda Baldasserroni - un ricorso alla Corte Costituzionale contro il decreto del governo Berlusconi. Ne verrà fatto probabilmente un altro contro la norma inserita nel decreto "Salva Italia". Certo, i tempi per avere una risposta non saranno rapidissimi, e intanto ci sarebbe da governare la situazione. Crediamo che la Regione sia intenzionata a ribadire, anche attraverso opportune modifiche al Codice del Commercio, la propria competenza in materia dopo l'entrata in vigore della norma liberalizzatrice». Ripetendo, ancora una volta, come già fatto alcuni mesi fa, che gli orari di apertura degli esercizi commerciali competono alla Regione, che li concerta con le parti sociali. Un conflitto di competenze che potrà essere risolto solo dalla Corte Costituzionale. «Nel frattempo la situazione deve essere governata, per cui, invitiamo i Comuni a riunire i tavoli di concertazione dell'area metropolitana. Crediamo ci siano delle perplessità da parte dei Comuni, chiamati a scegliere da che parte stare, ma ricordiamo che la liberalizzazione riguarda anche la somministrazione, e non sarebbe un bene, in questo momento per Pistoia».
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