Il Tirreno

Pistoia

Una beffa per 67mila pensionati

Francesco Albonetti
Una beffa per 67mila pensionati

Sono le vittime del blocco delle rivalutazioni. Lo Spi-Cgil: «Un'assurdità»

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PISTOIA. Pensioni salve fino a 1.404 euro (quelle tre volte il trattamento minimo) e quindi escluse dal blocco della rivalutazione in base al costo della vita per il biennio 2012-2013. Questa è una delle principali novità introdotte ieri nella manovra del governo Monti durante i lavori delle commissioni bilancio e finanze della Camera, testo su cui il governo ha posto la fiducia. Insomma, si stempera l'impatto sulle pensioni rispetto a quanto prospettato nelle scorse settimane, ma relativamente. Basti pensare che a Pistoia le pensioni superiori a quella cifra - fra Inps e Inpdap, i due istituti che raccolgono più pensionati - sono oltre 67mila. Questi pensionati prenderanno, secondo la manovra, sempre la stessa cifra indipendentemente dall'aumento del costo della vita, in altri termini, dell'inflazione. Ecco più nel dettaglio i numeri pistoiesi. 160mila pensionati. Il numero complessivo dei pensionati in provincia, secondo lo Spi Cgil, si aggira sui 160mila (quello che compare nella tabella è relativo al solo Inps). Fra questi, il 58% percepisce meno di 1.405 euro al mese, mentre il 42% prende di più. E' pari all'82% il numero di coloro che riscuote una pensione inferiore ai 1.250 euro, mentre il 67% beneficia di una sola pensione (e non ha, per esempio, la doppia pensione di reversibilità e invalidità). Come si evince dalla tabella, l'importo delle pensioni medie dei pistoiesi si aggira sui 776 euro, gli uomini prendono mediamente molto di più, 919 euro, le donne solo 577 euro. La fascia più affollata è quella delle pensioni comprese fra 250 e 500 euro. Il sindacato: «calcoli assurdi». Secondo Piero Burchietti, segretario provinciale dello Spi, il sindacato pensionati della Cgil, «il calo messo in piedi è davvero assurdo. Siamo al paradosso che chi prende, per esempio, 1.405 euro di pensione, quindi non avrà diritto alla rivalutazione col costo della vita, si vedrà scavalcato da chi percepisce 1.404 euro, un centesimo in meno, ma ha diritto alla rivalutazione. E magari il primo ha lavorato per 40 anni, l'altro per 35 ed è andato in pensione prima. Oppure, viene penalizzato chi ha due pensioni, esempio invalidità e reversibilità. E non stiamo parlando di ricchi». Le novità introdotte con la manovra. Abbiamo già detto di quella più importante, l'esclusione dal blocco della rivalutazione delle pensioni inferiori ai 1.405 euro. L'altra è un contributo di solidarietà pari al 15% per le cosidette "pensioni d'oro", quelle superiori ai 200mila euro. In arrivo penalizzazioni più soft per chi va in pensione anticipata. Nei primi due anni di anticipo nell'accesso al pensionamento rispetto ai 62 anni di età il taglio dell'assegno viene ridotto dal 2% all'1%. Infine, c'è un'attenuazione dell'impatto per classe 1952: i lavoratori dipendenti del settore privato potranno andare in pensione di anzianità con 35 anni di contributi e 64 anni di età. Le donne potranno andare in pensione di vecchiaia a 64 anni se al 31 dicembre 2012 avranno almeno 20 anni di contributi e 60 anni d'età. Previste serie di deroghe per i lavoratori collocati in mobilità lunga da accordi sindacali siglati fino al 4 dicembre 2011 e per chi ha diritto di accesso ai fondi di solidarietà che restano a carico dei fondi fino al compimento di almeno 59 anni di età.

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