Sicurezza
«Lo tenevano come un principe»
Marta Quilici
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Giornalisti e fotografi davanti alla casa di Casseri a Cireglio I conoscenti di Gianluca: «I genitori avevano voluto che studiasse»
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PISTOIA. Alla domanda su quale lavoro facesse nella vita Gianluca Casseri nessuno sa dare una risposta ben precisa. «Aveva studiato» dicono. «Aveva fatto il ragioniere, ma poi aveva preso una sbandata e si era chiuso in casa» aggiunge qualcun altro. «A me aveva tenuto fino a un po' di tempo fa l'amministrazione della ditta, ma non campava certamente di questi lavoretti» è un altro commento. Riguardo ai soldi con cui si manteneva, comunque, nessuno ha dubbi: viveva con quelli degli affitti e delle rendite degli immobili della famiglia. A Cireglio, ormai, dopo due giorni di assedio da parte di media, giornali e televisioni da tutta Italia, la voglia di parlare di quel compaesano taciturno, figlio «di quel brav'uomo di Remo», è andata via. C'è chi si chiede dei funerali: «Ma li faranno qui?», «Dove lo seppelliranno? Al camposanto del paese?». Anche a Le Piastre Casseri era una faccia nota. E forse anche qualcosa di più. «Ce lo ricordiamo, sì - raccontavano ieri mattina i clienti del bar Margherita, il punto di ritrovo del paese -. Da piccolo veniva spesso al cinema, qui a Le Piastre. «Era tanto tempo fa, quando ancora si proiettavano i film. Lo accompagnava la mamma. Sempre per la mano. «I suoi genitori lo trattavano come un principino. Lo avevano fatto studiare. Lui non faceva il muratore né il costruttore come i suoi cugini. «I suoi genitori avevano sempre tenuto lontani i figli dal mondo dell'edilizia». «L'ambulatorio del paese - spiega Giancarlo Corsini - l'ha fatto il babbo di Gianluca. «Era una famiglia di costruttori, anche se i figli non hanno mai seguito le orme dei padri. I genitori avevano preferito farli studiare. «Il fratello non lo conosco molto, anche lui non è un tipo tanto estroverso. O almeno, io non lo vedo spesso in giro. «Gianluca, invece, a volte lo vedevo in paese perché veniva alle poste». A Cireglio, delle idee di estrema destra di Casseri nessuno sapeva: «Che posizioni politiche avesse di preciso non lo sapevo neanch'io - spiega Corsini -, ma mi ricordo che una volta venne a Le Piastre a portare una delle sue riviste a un abitante di qui. «C'erano disegnati sopra dei fumetti strani, dei disegni che raffiguravano figure un po' misteriose». «Io ho lavorato per tanto tempo con il padre di Gianluca - spiega un altro residente di Le Piastre - una volta, mi ricordo, dovevamo costruire un immobile, qui in paese, ma il terreno era duro, c'era la roccia, e così lui lo frantumò con la dinamite. «Lo scoppio fece rintronare tutta la frazione e la gente che villeggiava nella pensione del paese si riversò tutta per strada. «Il padre di Gianluca era un brav'uomo, un gran lavoratore. I suoi figli li teneva nella bambagia. Gianluca mi aiutava a tenere un po' l'amministrazione per la mia attività, ma non viveva di questo. Viveva della rendita che gli arrivava dal patrimonio della famiglia». Della vena di scrittore, del romanzo pubblicato da Casseri quasi nessuno sapeva. Così come non era di dominio pubblico la partecipazione del ragioniere a inziative e attività organizzate da gruppi della destra estrema. Troppo solitario, Casseri, che raramente scambiava qualche parola con qualcuno della sua zona.
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