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Alberto Niccolai: la crisi ha cambiato tutto Ora priorità all'economia
Fabio Calamati
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PISTOIA. Stasera alle 21,15 al teatro Bolognini scoprirà le sue carte Alberto Niccolai, candidato alle primarie del centrosinistra per l'elezione a sindaco del 2012, l'unico non Pd (in attesa delle decisioni dell'avvocato Cecilia Turco). Assessore comunale uscente - con Berti si occupa della struttura, degli affari generali e del patrimonio - 48 anni, avvocato e docente di diritto del lavoro all'Università di Pisa, eletto nella lista dei laico riformisti nel 2008, in questa intervista anticipa idee e programmi. Come è nata la sua candidatura? Ho avuto diverse sollecitazioni, soprattutto dal mondo economico e del lavoro, che mi hanno fatto prendere in considerazione l'ipotesi. Ho poi parlato con tante persone, il più possibile fuori della politica, e ho visto che quel mondo chiedeva di essere rappresentato. Allora ho deciso di uscire allo scoperto. Il mondo dell'economia e delle imprese non si sente rappresentato? Diciamo che in questi anni il privato si è nutrito di un mito di autosufficienza che non ha resistito all'impatto della crisi. Lo sviluppo economico ha bisogno di un ente locale come il Comune, anche se le competenze dirette non sono tantissime. Il mondo della politica locale si è trovato impreparato rispetto a questi compiti. Vuol dire che in questi anni il Comune non ha fatto abbastanza per lo sviluppo economico? In questi anni si è fatto tanto, penso soprattutto al grande impulso dato sul fronte delle infrastrutture, delle grandi opere. Un impulso tale che il Comune non ha più risorse per gli interventi minori, di manutenzione puntuale, ad esempio in comparti come Sant'Agostino o il viale Adua. Ma bisogna rendersi conto che in questi anni è cambiato il mondo. E il Comune è chiamato a cambiare a sua volta. L'economia deve essere la priorità. Altrimenti il prossimo sindaco rischia di poter conferire una sola delega, quella all'assistenza sociale. Cosa farebbe il sindaco Niccolai su questo fronte? Ci viene innanzituttto chiesto, come ha messo in risalto il Tirreno con le sue interviste al presidente degli industriali e a quello della Cna, di accelerare i ritmi della pubblica amministrazione. Non si possono aspettare tre anni per avere il via libera ad un capannone. Con l'avvento degli sportelli unici dei passi avanti si sono fatti. Ma ripeto, ora il Comune è chiamato ad un cambio di passo: le imprese lo devono vedere come un partner e non un ostacolo. Dobbiamo arrivare a far sì che la regola, per un'azienda, sia il via libera e lo stop solo una eccezione, non il viceversa. La Pistoia del futuro è manifatturiera o turistica? Non c'è contrasto. Realtà come AnsaldoBreda vanno preservate, il vivaismo va sostenuto, magari eliminando alcune rigidità come la norma che impedisce di alzare i capannoni oltre una certa altezza e che crea problemi di ciclo di lavorazione alle aziende. Idem il mondo dell'artigianato, che rappresenta un patrimonio che difficilmente, una volta perso, si riacquisterebbe. Ma ci deve essere posto anche per il turismo, a patto che decidiamo di quale turismo si parla. C'è quello culturale, per il quale sono stati creati notevoli motivi di attrazione, come il festival Dialoghi sull'uomo. Ma ci deve interessare anche il turismo familiare delle centomila persone che ogni anno visitano lo Zoo e non si fermano in città. E poi c'è ad esempio un turismo legato ad eventi sportivi che potremmo sfruttare, a patto di avere impianti all'altezza. L'area del campo di volo, con le grandi previsioni a verde, potrebbe essere quella giusta per collocarli. Tra i commercianti c'è chi teme che il nuovo quartiere San Giorgio svuoti il centro storico... Anzi, il quartiere San Giorgio sarà un ampliamento fisiologico del centro storico e quindi un fatto positivo per tutti. Anzi, sarà ad esempio l'occasione per completare l'offerta commerciale del centro, in quei settori che adesso non sono presenti. La sua giunta avrà meno assessori di ora? E i compensi? Li taglierà? Non mi piace dire le cose solo perché gli interlocutori se le vogliono sentir dire. Un'organizzazione complessa come il Comune deve avere dei vertici. L'idea di diminuire i compensi, invece, è condivisibile: doibbiamo chiedere sacrifici alla gente, è giusto che diamo l'esempio. Tra l'altro scoraggia chi cerca cariche non per impegnarsi ma per le prebende. Nella coalizione di centrosinistra sta esplodendo il nodo del ballottaggio sì o no nelle primarie: lei come la vede? Rispetto alle regole sono assolutamente indifferente. Come la coalizione deciderà, per me va bene. Piuttosto, ho visto le bozze del programma politico e l' ho trovato un po' generico, forse volutamente visto che toccherà poi al candidato vincitore precisarne le linee. Avere tanti candidati alle primarie è segno di ricchezza per il centrosinistra o sintomo di frammentazione? La città secondo me deve essere contenta che ci siano tanti candidati e di questo livello. Renderà pubblici i suoi finanziatori? È una regola codificata: il regolamento delle primarie obbliga alla trasparenza e mette dei limiti alla spesa.
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