Il Tirreno

Pistoia

Non ci sentiamo corresponsabili

M.Q.
Lorenzo Berti
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Lorenzo Berti

Casa Pound: «Sede chiusa per evitare tensioni»

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 PISTOIA. «Martedì sera dovevamo riunirci nella nostra sede di via di Porta San Marco. Non lo abbiamo fatto perché, per motivi di ordine pubblico, ci è stato chiesto di non aprire la sede che, infatti, è stata presidiata per tutta la notte dalle forze dell'ordine».  A parlare è, ancora una volta, Lorenzo Berti, responsabile della sezione pistoiese di Casa Pound, di cui Gianluca Casseri, il killer di Firenze, era un frequentatore. Da martedì pomeriggio, davanti alla sede c'è un presidio di forze dell'ordine.  «Abbiamo deciso di rinunciare alla nostra riunione e di non tenere aperta la sede, come ci è stato chiesto, per non dar adito a tensioni - prosegue Lorenzo Berti - In realtà, così facendo, sembra quasi che ammettiamo una nostra corresponsabilità nelle vicende di Firenze e nell'episodio di cui è stato protagonista Gianluca Casseri.  «Personalmente, in un primo momento - confida ancora - mi sono interrogato su una mia eventuale colpevolezza, per non aver capito, per non aver immaginato che cosa si celava dietro quell'aspetto apparentemente innocuo».  «Purtroppo, però, le persone non si possono controllare e nel caso di Casseri - conclude il rappresentante di Casa Pound - non si poteva davvero immaginare che da lui potesse nascere un così estremo gesto di violenza. Non so davvero cosa avrei potuto fare per prevenire una una così grande tragedia che lascia soltanto un enorme dolore per l'episodio in sé, per la morte dei due uomini. E anche per il discredito che, in seguito a questo evento, è piombato addosso alla nostra associazione».

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