Sicurezza
«Non è giusto vivere in una società razzista, dobbiamo arrabbiarci e dire basta»
In piazza contro la xenofobia
Rabbia, dolore e solidarietà alla comunità dei senegalesi
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PISTOIA. Dolore e solidarietà alla comunità senegalese. Ma anche rabbia nei confronti di chi ha consentito l'apertura e la permanenza a Pistoia di una sede di Casa Pound, nido, a loro dire, di ideologie razziste e neonaziste di cui certi gesti di violenza sono figli. Erano circa una sessantina ieri pomeriggio in piazza del Duomo. Davanti alla prefettura, per un presidio spontaneo, giovani e meno giovani, rappresentanti di associazioni e forze politiche e sindacali, ma anche persone presenti a titolo personale e adolescenti convinti che in un futuro migliore l'odio per il diverso non abbia posto. Sintesi del loro intento, lo striscione sistemano di fronte al palazzo del governo «solidarietà alla comunità senegalese, chiudete Casa Pound subito». Elena Filoni ha 16 anni e studia all'Istituto d'Arte. «Sono qua perché penso che non sia giusto vivere in una società xenofoba e razzista. In Italia si è formato un clima di violenza e in qualche modo bisogna testimoniare la nostra opinione per cercare di cambiare il modo di agire e di pensare. Anche quello di certi politici, che istigano all'odio e alla paura per poi arrivare a gesti come questo. È il momento di incazzarci e di dire basta». Cristian Boeri è un giovane attivista dei Carc e del Comitato antirazzisti e antifascisti pistoiesi. Per lui e i suoi compagni la tragedia di Firenze ha radici più profonde di un semplice gesto di follia. «Da quando è stata aperta in città la sede di Casa Pound - spiega - abbiamo fatto numerose iniziative per chiederne la chiusura, sottolineandone la pericolosità. Ora da quelle stanze è uscita una persona armata di pistola che ha fatto una strage. Come si comporteranno adesso il questore e la procura? Una domanda che facciamo anche al sindaco. Non si può più fare finta di nulla. Anche perché negli ultimi tempi Pistoia è assunta alla ribalta delle cronache: prima con la ragazzina cinese aggredita dai naziskin; poi con il piromane neonazista che dava fuoco ai vivai. Fino ad arrivare a quest'ultimo atto, che è l'apice della violenza». Roberto Aiardi fa parte del Comitato antifascista di San Lorenzo. «Abbiamo raccolto centinaia di firme per la chiusura di Casa Pound e le abbiamo portate in consiglio comunale. E il sindaco ha fatto finta di nulla. Anzi, quando hanno rotto la vetrata ha espresso la sua solidarietà insieme a tanti altri consiglieri comunali». «Non si tratta di un gesto di un esagitato - rincara la dose Mario Capecchi, del Partito comunista dei lavoratori - ma della naturale esplosione di un modo di pensare tipico di un'organizzazione fascista e razzista. È ipocrita manifestare il proprio biasimo solo quando succedono queste cose qui. Sono solo parole. Se davvero gli interessava, la sede di Casa Pound adesso era già chiusa».
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