Il Tirreno

Pistoia

Bertinelli: una svolta sull'urbanistica

Fabio Calamati
Samuele Bertinelli
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Samuele Bertinelli

«Basta consumare territorio». Il candidato Pd annuncia le sue idee guida

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 PISTOIA. Dare una svolta decisa all'urbanistica: basta consumo del territorio, basta rendite, è giunto il momento di recuperare il patrimonio esistente. Il centro storico va arricchito di nuove funzioni e le frazioni riqualificate. Parola d'ordine impegnative, quella di Samuele Bertinelli, candidato alle primarie del centrosinistra per la corsa a sindaco. In questa intervista Bertinelli indica i punti centrali della propria idea di città. E fa anche un annuncio importante: se sarà eletto, la sua giunta avrà meno assessori di oggi (quelli di Berti sono sette) e i compensi saranno ridotti.  Nel centrosinistra c'è una pluralità di aspiranti candidati: oltre a lei, sono pronti Roberto Bartoli e Alberto Niccolai, mentre attende ancora Cecilia Turco. Segno di ricchezza o di frammentazione?  «Considero le primarie una festa della democrazia, il momento nel quale si sceglie il candidato più forte del centrosinistra per battere il centrodestra e governare bene la città. La pluralità dei punti di vista può essere una ricchezza, purchè ci si confronti nel reciproco rispetto, e nel rispetto delle regole che ci diamo. Personalmente, mi comporterò in modo leale nei confronti di tutti».  Quanto ha pesato fino ad oggi l'assenza dai tavoli del centrosinistra dell'Italia dei valori?  «Tutto il centrosinistra credo abbia il dovere di confrontarsi in modo trasparente sui problemi della città e sul programma per il futuro. L'Idv è un partito importante della coalizione attuale e spero anche di quella futura».  Come valuta la possibilità di una candidatura di Cecilia Turco?  «Non esprimo giudizi sulle altre candidature. Mi interessa che cosa tutti insieme, nel centrosinistra, possiamo offrire alla città per superare la grave crisi economica e sociale che vive Pistoia. I partiti sono fondamentali, e per svolgere con serietà il loro ruolo devono profondamente rinnovarsi, aprendosi davvero ad una nuova generazione politica, di cui ha bisogno non solo Pistoia, ma l'Italia. C'è però soprattutto bisogno dell'impegno di tanti cittadini, che si riappropino della politica intesa come impegno civile diffuso. Dobbiamo riscoprire lo spirito di quell'alleanza tra politica e società, che fu la vera anima del primo Ulivo, dando voce e spazio ai nuovi attori della scena pubblica: il movimento delle donne e dei giovani, dei precari della scuola e della ricerca, dei metalmeccanici e di tutti coloro che chiedono un lavoro decente, di quanti si sono impegnati nel movimento referendario per i beni comuni, e che oggi si impegnano per veder rispettato l'esito dei referendum».  Ha il sostegno di una grande parte del Pd. Come lo interpreta?  «Sono orgoglioso del fatto che il Pd a larghissima maggioranza si riconosca nella mia candidatura. Solo una politica forte e unita può garantire il cambiamento necessario per affermare gli interessi generali, e impedire che altri poteri, non democraticamente eletti, condizionino le scelte pubbliche in nome solo dei loro interessi particolari. Se vincerò le primarie, e poi le elezioni, sarò davvero il sindaco di tutti. E volendo unire la città, rafforzerò anche l'unità del principale partito che la governa».  Il suo primo impegno per Pistoia dal 2012 in poi?  «Il primo impegno è per il lavoro. La città nella sua interezza non potrà sentirsi sul binario giusto per il futuro fino a quando gli oltre 10.500 nostri concittadini che oggi sono costretti a vivere senza un lavoro vero, non ritroveranno la serenità di una prospettiva di vita dignitosa».  Il regolamento urbanistico in arrivo vuol porre dei vincoli alla crescita di spazi edificati degli anni passati. Condivide questa scelta?  «Il regolamento urbanistico è nato con forti limitazioni, derivanti dall'effetto di trascinamento di previsioni e realizzazioni della precedente pianificazione generale. È giusta l'idea di fondo che contiene, quella di un progetto pubblico di città, policentrica e compatta, fondata sulla rigenerazione urbanistica e non sullo sviluppo. Ora deve essere approvato, e dovrà essere attuato nei tempi previsti.  «In questi anni in Italia e anche a Pistoia si è costruito troppo, e non sempre bene. Anche nella nostra città si è verificata la realizzazione di un ingente patrimonio immobiliare a prezzi medio alti, che non ha incontrato la domanda di alloggi delle fasce di popolazione a reddito contenuto, né per la vendita né per l'affitto.  «Ora serve una svolta radicale. Basta con la crescita della rendita, fondiaria e immobiliare. Non dovranno più essere applicati al massimo di legge gli oneri di urbanizzazione alla parte corrente del bilancio e dovrà essere interrotta ogni forma di consumo di suolo.  «Ora è il tempo della riqualificazione dell'esistente, dell'investimento diffuso sulla qualità del progetto architettonico, sulle nuove forme dell'abitare, sull'housing sociale. Dobbiamo riportare funzioni importanti nel centro cittadino, e qualificare le frazioni».  Gli imprenditori, su Il Tirreno, chiedono un Comune che passi dalle parole ai fatti, che esprima capacità di decidere. Cosa ne pensa?  «Su questo hanno ragione sia Oriana (industriali, ndr) che Piantini (Cna), ed esprimono ragioni che non sono affatto contraddittorie. Credo anch'io che sia necessaria una profonda revisione del modo di essere della pubblica amministrazione, nel senso di una maggiore efficienza al servizio delle persone e delle imprese».  Confcommercio chiede più spazio al turismo: ma la città può permettersi di rinunciare alla vocazione manifatturiera?  «La città non può in alcun modo rinunciare alla sua vocazione manifatturiera. Anzi, deve rilanciarla, incentivando nuova imprenditoria, in particolare giovanile e femminile, aiutando le sue imprese artigiane e manifatturiere a superare la loro eccessiva frammentazione e ad accedere al credito, ad investire in ricerca ed innovazione, ad orientare le loro produzioni ed i loro processi produttivi nel senso della sostenibilità ambientale, a costruire sinergie trai suoi diversi settori.  «Il turismo cresce e crescerà in tutto il mondo. Dovrà essere così anche a Pistoia. Ma dovrà essere un turismo dell'esperienza, che non impoverisca la nostra città omologandola a mille altre, ma la faccia conoscere al mondo per le sue peculiarità, la sua identità e lo stile di vita che la anima».  AnsaldoBreda: giusta la strategia adottata fin qui da istituzioni e sindacati, nel respingere l'ipotesi di una vendita dell'azienda?  «Finmeccanica non ha mai nascosto di non considerare strategiche le produzioni del suo settore civile, e AnsaldoBreda negli ultimi dieci anni ha accumulato debiti per un miliardo e duecento milioni di euro, cambiando ben quattro volte i suoi vertici operativi. È evidente che ci sono state sottovalutazioni, e veri e propri errori di giudizio, da parte di tutti. Ma la prima e più importante responsabilità è stata dei governi che si sono avvicendati in questi anni, che non hanno scelto di investire in un settore strategico per il futuro dell'Italia e del mondo. L'intera città è a fianco dei lavoratori dell'azienda e dell'indotto, e chiede oggi, con intransigenza e fermezza, che AnsaldoBreda sia risanata e rilanciata. Siamo disponibili a discutere come farlo, non se farlo».  Taglierà il numero di assessori in giunta e/o i vostri compensi?  «La politica deve dare per prima l'esempio. La giunta comunale di Pistoia sarà costituita, alla pari, da donne e uomini competenti, diminuirà nel numero dei suoi componenti e nell'entità dei compensi».  Chi finanzia la sua campagna?  «Ho scelto di fare una campagna molto sobria, spendendo il meno possibile. Ho scelto di avere finanziamenti di modesta entità, e solo da persone fisiche, non da organizzazioni o aziende. Ho scelto di rendere pubblici, attraverso il mio sito, tutti i contributi, fino al centesimo. E' una scelta di assoluta trasparenza, politica e morale, che corrisponde alla volontà di essere amico di tutti, ma parente di nessuno».

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