Sicurezza
Più attenzione alle piccole imprese
Fabio Calamati
Piantini (Cna): «Dal Comune attendiamo sostegno e agevolazioni»
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PISTOIA. Quello che vorrebbe è un Comune che finalmente stesse a fianco delle imprese, non davanti come un muro. Aldo Piantini (nella foto), presidente provinciale della Cna, non si fa pregare a indicare la città e l'amministrazione che auspica. Descrive un mondo di piccole e medie imprese abituate ad essere considerate una realtà di serie B, ad essere ostacolate più che aiutate, nonostante il grande contributo che danno ogni giorno in termini di lavoro e di ricchezza. Quasi con dispiacere, Piantini ammette che in questi ultimi anni la città è sì cambiata in meglio sotto tanti aspetti, ma dice anche che loro, gli artigiani, si sentono sempre l'ultima ruota del carro. «Eppure - sottolinea - se non c'è sviluppo non è neanche possibile l'attenzione al sociale». Ci stiamo avvicinando alla campagna elettorale che porterà Pistoia a rinnovare la propria amministrazione. Qual è il tema che come Cna vi sta più a cuore? «L'attenzione alla economia deve essere prioritaria, inserita in un contesto che valorizzi quello che c'è realmente sul territorio. In particolare il manifatturiero, quindi la meccanica, la moda e così via. Da qui bisogna partire». Cosa serve alle piccole imprese che rappresentate? «Intanto tutta la provincia soffre da sempre della carenza di infrastrutture. Ferrovie e autostrada sono sempre quelle degli anni Ottanta. E poi servono anche infrastrutture immateriali, e anche su questo fronte c'è poco. «Più in generale, il problema è di attenzione da parte delle istituzioni. Le nostre aziende, nonostante la crisi, sono vitali, ma non sono supportate dalle istituzioni. Io mi chiedo: ma quando si amministra, si tiene anche conto del territorio, di quello che c'è? Certe volte mi sembra che chi governa non creda alle piccole imprese, alla loro forza. Ma qui da noi grandi imprese non ce ne sono più». Ma in particolare, cosa non fanno le istituzioni? «Tante opportunità si perdono soprattutto perché non si riesce a decidere in tempi ragionevoli. Come Cna abbiamo ad esempio un progetto fermo da cinque anni in un Comune che non è Pistoia. Il fatto rende bene l'idea. E di esempi se ne potrebbero fare tanti. Poi c'è una questione di efficenza burocratica. Non è la stessa cosa se una concessione edilizia arriva oggi o tra 3/4 mesi». Questione di mentalità? «L'amministrazione comunale deve mettere l'isituazione a fianco dei bisogni delle imprese. Invece certe volte sembra preoccupata dello sviluppo. La mentalità per cui le piccole e medie imprese sono un problema deve essere superata dal nuovo sindaco. La nuova amministrazione deve stare al fianco delle imprese, fungere da stimolo e non da freno. Se non c'è sviluppo non c'è attenzione possibile al sociale o alla formazione, temi questi che invece assorbono da sempre attenzione e risorse del Comune. «Un'altra cosa che a Pistoia manca è una cabina di regia dell'economia. Spetterebbe alla Camera di Commercio, ma non lo fa. Si vedono solo scelte improvvisate, come Miss Italia a Montecatini, che non danno risultati concreti. Su questo il Comune capoluogo potrebbe avere un ruolo importante, visto il suo peso e visto anche che le Province andranno a ridurre notevolmente la loro azione». Le piccole imprese non hanno nulla da rimproverarsi? «Anche noi dobbiamo alzare il livello dello stare insieme. Ragionare secondo ottiche di filiera è sempre più importante. Su questo fronte la Cna fa il possibile». Spesso la vostra associazione si è lamentata per il peso delle imposte locali. «Sì, ma su questo fronte il Comune di Pistoia si è sempre dimostrato attento. Speriamo che continui questa attenzione, anche con il nuovo sistema impositivo locale che sarà prodotto dall'attuazione del federalismo». Ma un Comune che costa poco, quindi leggero, non è anche meno capace di incidere sui temi che vi stanno a cuore? «Sono le idee che valorizzano il territorio. Si guardi ad esempio alla mostra su Caravaggio, che come Cna abbiamo fortemente voluto e che è nata chiamando a raccolta imprenditori motivati, con una cena. La cultura, a questo proposito, è importante: può essere decisiva per crescere». Caso AnsaldoBreda: è stato affrontato nel modo giusto dal Comune e dalle altre istituzioni? Cos'altro si potrebbe fare? «Noi facciamo innanzitutto una critica a chi ha gestito questa grande azienda per tanti anni e che l'ha portata all'attuale situazione. Detto questo, si trovino soluzioni a livello regionale e nazionale che tengano conto innanzitutto dell'esigenza di trovare più efficienza, altrimenti non si sta sui mercati. E poi si consideri il mondo delle aziende dell'indotto, che non possono più continuare a fare da banca all'AnsaldoBreda». Cosa pensate dei movimenti dei candidati o degli aspiranti tali che finora sono usciti allo scoperto? «Ci asteniamo dal dare un giudizio sui nomi. Aspettiamo i programmi. Con le nostre idee siamo a disposizione delle istituzioni, ma vogliamo essere distanti dai partiti. Questo come associazione. Ai nostri associati diciamo invece che appoggiare l'uno o l'altro candidato è un fatto importante e positivo».
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