Il Tirreno

Pistoia

Su commercio e turismo le scelte prioritarie per il rilancio di Pistoia

Marco Innocenti
Su commercio e turismo le scelte prioritarie per il rilancio di Pistoia

«I numeri dicono che il settore vale quanto il manufatturiero e l'agricolo, ma è trascurato»

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 PISTOIA. «Si deve credere in Pistoia, abbiamo grandi potenzialità, ma gli amministratori - del presente e soprattutto dell'immediato futuro - devono convincersi che bisogna puntare di più sul comparto turismo-commercio-servizi, tutt'altro che residuale rispetto ai settori del manifatturiero e dell'agricoltura-vivaismo, che pure rimangono basilari». Non si presta ad equivoci il richiamo-appello che i vertici della Confcommercio rivolgono a chi governa e governerà la città: il terziario può e deve essere la terza gamba dell'economia pistoiese, come confermano i numeri (che riportiamo nella scheda sotto) e le prospettive di mercato. Ma per il presidente e il direttore di Confcommercio, Stefano Morandi (alla guida dell'associazione dal 2005) e Tiziano Tempestini (al comando della macchina operativa dal 2007), è necessario uno scatto, un cambiamento di mentalità generale se si vuole salire sul treno della ripresa, evitando che l'agguerrita concorrenza di altre città lasci ai margini Pistoia.  «Abbiamo l'impressione - dicono - che la dimensione del terziario in provincia non sia compiutamente percepita. Nei settori commercio, turismo e servizi alle imprese abbiamo 17.500 attività, il 43,5% del totale delle aziende pistoiesi con 33.800 addetti, pari al 37% di tutti quelli della provincia».  Dati rilevanti, a dispetto della crisi.  «Continuiamo a crescere e ci sono indicatori incoraggianti. Nel periodo gennaio-settembre, ad esempio, negli alberghi abbiamo avuto un incremento di presenze dell'8% in provincia e del 6,65% nel capoluogo. Meglio ancora nell'extralberghiero (agriturismo, bed and brekfast, case in affitto) con una crescita del 13% in provincia e addirittura del 40% a Pistoia. E questi risultati nonostante la grave perdita dell'Apt e, ora, anche dell'attività che comunque continuava a svolgere la Provincia, destinata alla soppressione. L'aspetto che più deve far riflettere sono però le previsioni di crescita esponenziale del turismo mondiale: si calcola che l'accresciuta possibilità di viaggiare delle popolazioni di nuovi mondi in forte sviluppo da qui al 2020 farà salire del 50% il numero dei turisti. È allora indispensabile che Pistoia si presenti subito a quel tavolo, con proposte e programmi chiari che puntano su una imponente crescita del terziario: è una risorsa fondamentale, non ancora percepita come tale da chi ci amministra».  Chiedete che si progettino il futuro e lo sviluppo puntando sul vostro comparto?  «Certo, ha pari importanza rispetto al manifatturiero e all'agricoltura. Vogliamo ricordare che il turismo e il commercio, come i servizi alle imprese, non delocalizzazano, ma presidiano e rendono sempre più forte l'offerta del territorio. Ci sono buone prospettive di crescita e di occupazione, se potremo disporre di formazione qualificata e di adeguati investimenti nelle iniziative culturali e nell'utilizzo di nuovi poli di aggregazione, come la Fortezza Santa Barbara».  Ritenete che le vostre attività siano state trascurate fino ad oggi?  «È così. L'approccio degli amministratori è stato e rimane troppo timido, come la loro capacità di credere nelle potenzialità del nostro comparto. Vorremmo invece che le politiche per lo sviluppo del terziario, nell'interesse di tutti, diventassero una priorità del programma di governo, a partire da quello dei candidati sindaco. Abbiamo storia, cultura, tradizioni, bellezze artistiche e architettoniche da vendere, siamo l'identità della Toscana vera. Oltretuttto a due passi da due aeroporti, Peretola e Pisa, che hanno milioni di arrivi all'anno. Non possiamo perdere l'occasione di affermarci come meta turistica d'obbligo, ma occorre un cambio di marcia, non bastano più i piccoli passi. La concorrenza è tanta, dobbiamo competere con realtà che offrono meno, ma sanno proporsi meglio».  Come farete a ovviare alla chiusura dell'Apt?  «Dire che siamo preoccupati è poco. E temiamo che presto cessi anche il servizio che comunque continuava a svolgere la Provincia. Non c'è tempo da perdere: tutti i soggetti interessati, pubblici e privati, devono fare fronte comune e trovare sinergie per mettere insieme una calendarizzazione di grandi eventi spalmata su tutto l'anno, ben coordinata e promossa a dovere, partire dal web. Devono servire da esempio le iniziative di grande rilievo realizzate grazie alla Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia. Insomma: possiamo e dobbiamo diventare una destinazione turistica di prima fascia, capace di avere una crescita a due cifre in tempi brevi».  Avete un'idea centrale intorno alla quale far girare tutto il progetto?  «Il recupero e la valorizzazione del centro storico come polo direzionale capace di attrarre. Per raggiungere lo scopo è però necesario che si ponga fine alla fuga di funzioni, servizi e uffici dal centro. E che, se possibile, se ne recuperino alcuni di quelli usciti negli ultimi tempi. Per noi è ad esempio fondamentale riportare il mercato dell'antiquariato nel centro storico. Anche questa scelta servirebbe a ricreare l'appeal che le aperture domenicali e serali non sono più sufficienti a garantire. Durante il weekend la città vive abbastanza, ma negli altri giorni è semivuota».  L'intervento per il nuovo quartiere S. Giorgio nell'area ex Breda e quello previsto per l'area dell'ospedale del Ceppo, che si libererà quando sarà pronto il nuovo monoblocco, disegnano modifiche urbanistiche importanti, anche per le funzioni del centro storico a cui vi riferite. Quale giudizio date delle scelte in corso?  «Di interesse, certo, ma anche di forte preoccupazione. La nascita di quartieri satellite, di nuovi poli commerciali e di piccoli centri direzionali rischia di andare nella direzione contraria a quella, fondamentale e imprescindibile, del rilancio del centro storico come verà identità (artistica e culturale, ma non solo) su cui puntare. Già ora le carenze e le difficoltà nella sosta, nei collegamenti e nel servizio di trasporto pubblico creano danni al centro. Spostare l'attenzione, e l'attrazione, su nuovi quartieri rischia di provocare danni seri. Ci sono chiare avvisaglie di questa situazione, ad esempio, con la crescita anche commerciale del quartiere di S. Agostino».  Quali suggerimenti siete in grado di dare perché si evitino i rischi di cui parlate?  «Innanzitutto porre mano ad una efficace politica dei parcheggi, ferma da cinque anni. Diamo atto agli amministratori di aver fatto tanto, negli ultimi dieci anni, sotto il profilo delle realizzazioni infrastrutturali. Ma è giunto il momento di attuare iniziative che mettano in salvaguardia il centro storico puntando su risposte adeguate alle esigenze della sosta e dei collegamenti. Ci vogliono poi idee chiare per l'area del Ceppo: più funzioni socio sanitarie restano, meglio è. Ci può essere spazio anche per residenze di qualità, mentre sarebbe dannoso l'ennesimo polo commerciale. Ma soprattutto in quell'area deve essere realizzato un grande parcheggio a servizio del centro. E lo stesso vale per S. Bartolomeo. Ecco, a tutti i candidati sindaco chiediamo di credere in Pistoia e di pronunciarsi con chiarezza sugli investimenti che intendono fare per lo sviluppo del commercio, del turismo e dei servizi alle imprese».  

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