Lutto
«Il Papa mi ordinò diffondi la fede e non avvilirti»
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Mamma Ebe alluscita del tribunale Sopra nel 1980 ricevuta da Giovanni Paolo II 4 MINUTI DI LETTURA
PISTOIA. «Il Papa mi dette un ordine: di continuare ad aiutare la fede nel mondo e di non avvilirmi». Ricordando anche quell'incontro privato, nel 1980, con Giovanni Paolo II, che, a suo dire, la sollecitò a proseguire nella sua missione, per quasi due ore, ieri mattina in tribunale, ha risposto alle domande di magistrati e avvocati. Lasciato il banco degli imputati per sedersi su quello dei testimoni, Mamma Ebe, al secolo Ebe Giorgini, la Santona del San Baronto, ha manifestato, con la sua voce flebile, a tratti tremante, tutta la propria amarezza: perseguitata nonostante la sua vita sia stata dedicata unicamente alla diffusione della parola di Dio e, attraverso di questa, alla guarigione spirituale e fisica delle persone. «Non sono una truffatrice» ha ribadito. Associazione a delinquere finalizzata all'esercizio abusivo della professione medica e alla truffa nei confronti delle persone che si affidavano a lei le accuse per cui Mamma Ebe si trova ancora una volta sotto processo. Accuse che lei, ieri, di nuovo ha respinto in pieno. Niente più "punture bianche", massaggi terapeutici e agopuntura da quando, nel 2004, fu arrestata dalla polizia di Forlì nell'ambito di una precedente indagine, che ha già portato a una condanna definitiva a 6 anni. Ma solo imposizione delle mani e benedizioni a chi si rivolgeva a lei in cerca di aiuto. «Ho già sofferto troppo - ha spiegato - dicevano che certe cose non potevo farle e allora ho smesso». Mamma Ebe ha spiegato come a Villa Gigliola, dal 2005 al 2010, si sia limitata ad aiutare le persone che si rivolgevano a lei - «Da me venivano tutti: professori, medici e anche gente uscita di galera» - con la preghiera e i propri poteri carismatici. Nessuna indicazione di cura, solo, a volte, consigli, come si farebbe con un amico. Solo due eccezioni, davanti alle richieste, appunto, di due amici sofferenti, tra cui don Sebastiano Maheshe, indagato nello stesso procedimento ma già assolto con il rito abbreviato: a lui e a un'altra persona, di cui non ha voluto rivelare il nome, aveva praticato iniezioni di Depomedrol, la cosiddetta puntura bianca per calmare il dolore. Per il resto, solo lievi massaggi con lanolina - eseguiti da persone abilitate - e preghiera con l'imposizione delle mani. «E quando ho detto che la causa della malattia poteva essere la presenza del demonio, ho invitato queste persone ad andare nei posti giusti, nei santuari, dai sacerdoti... Ma anche di rivolgersi alla medicina». Mamma Ebe ha spiegato di non aver mai chiesto denaro per le sue pratiche. «Solo offerte, da chi avevo aiutato». Offerte per le queli, dal 2004, su consiglio del suo avvocato di allora - «dicevano che facevo i miliardi - ha sempre rilasciato una ricevuta fiscale con tanto di partita Iva. Ripondendo alle domande di pm e avvocato difensore, Ebe Giorgini ha parlato poi di esorcismi, delle sue stimmate, di Padre Pio... Il diavolo. «Gli indemoniati? Mi sono trovata per tutta la vita davanti a questi fenomeni. Persone la cui malattia dipendeva dalla presenza del demonio. Persone che magari parlano tante lingue e che, poi, ti dicono che hanno fatto la terza media. A volte me le hanno mandate anche gli esorcisti affinché le aiutassi. Gli esorcismi? Mi sono sempre limitata a recitare la preghiera di San Michele Arcangelo. Non bisogna scherzare con il diavolo. Attenzione. L'altra preghiera è riservata ai sacerdoti e farei peccato io per prima a recitarla. Dopo la preghiera, l'imposizione delle mani e la benedizione: nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito santo. Basta. Tanti sono guariti, ma non sono stata io a farlo, io prego e basta. Io sono una cattolica osservante, non accetto l'accusa di aver creato una setta pseudoreligiosa». Le stimmate. «Da giovane avevo tanti dubbi, ma negli anni ho capito che era vero. Anche se è stata molto dura accettare questa realtà, essere additata come la Santona: passano davanti a casa mia e gridano "ehi, Santona!". Purtroppo è così, le stimmate sono vere. L'accusa che sia io a ferirmi con chiodi o vetri è la peggiore di tutte, sono pronta a difendermi con tutte le mie forze». Padre Pio. «Sono una seguace di Padre Pio. La prima volta l'ho visto a 12 anni. Andai laggiù per vedere questo frate, di cui si parlava tanto. La sera, a cena nella pensione dove dormivo, a tavola dicevano che era un truffatore. Mi avevano quasi convinto. La mattina ero tentata di restare a letto. Ma poi andai nella chiesa e vidi che cosa era in grado di fare: guariva indemoniati e malati. Volevo andare a chiedergli perdono per i miei dubbi, ma lui mi dette una prova schiacciante: venne lui da me e mi disse: "Ti ho perdonata". Prossima udienza del processo, sabato 17 dicembre. La parola ai testimoni della difesa.
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