Il Tirreno

Pistoia

I maghi del capitonné una tecnica secolare per difendersi dalla crisi

Luca Giuntini
Mario Balli con i figli Lorenzo e Massimiliano su uno dei loro divani
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Mario Balli con i figli Lorenzo e Massimiliano su uno dei loro divani

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 QUARRATA. Per difendersi dalla crisi e assicurarsi un futuro migliore la Lomax di Quarrata ha guardato al passato, puntando su una tecnica di lavorazione della tappezzeria che affonda le radici nel '700 e che, ad oggi, in pochissimi sanno fare: il capitonné, un particolare tipo di imbottitura trapuntata con bottoni in modo da creare motivi romboidali o quadrati.  Anche nella città del mobile, sono poche le mani che riescono a lavorare il capitonné: richiede infatti molto tempo, tanta manualità e un bagaglio di conoscenza che solo una continua esperienza può darti. Ragion per cui i giovani che sanno realizzare un divano o una poltrona in capitoné sono pochi. Fanno eccezione Lorenzo e Massimiliano Balli, 35 e 38 anni, della ditta Lomax di Quarrata. I due fratelli possono contare su un maestro d'eccezione, il padre Mario, fondatore dell'azienda, tappezziere con un'esperienza tutta dedicata al capitonné.  «Non posso farci niente, mi è sempre piaciuto il capitonné - sorride Mario - Da quando faccio il tappezziere, e ormai sono cinquant'anni, mi sono dedicato solo a questo. E' uno stile che non passa mai di moda, classico e moderno al tempo stesso».  Per realizzare il capitonné occorre disegnare sulla gommapiuma del fusto il motivo a rombo, aiutandosi con un cartoncino, e segnando i punti nei quali vanno fatti i fori per inserire i bottoni. Poi si prende la pelle, o la stoffa, e la si stende sul fusto, rincalzandola dentro i fori, in modo da creare il motivo a rombo, stando ben attenti a ripiegare la pelle in modo giusto così da creare i rombi della stessa grandezza. A questo punto, si prendono due grossi aghi, si inseriscono nel foro, si fa passare il filo dentro la cruna e si inserisce il bottone.  Conosciuta fin dal '700, la tecnica del capitonné è stata utilizzata per imbottire divani, poltrone, testiere del letto, puff: trecento anni dopo, questa tecnica viene ancora utilizzata, e chi ha saputo riscoprirla, come la Lomax, è riuscito a ritagliarsi un mercato di nicchia all'interno di un settore del mobile sempre più depresso.  «Le aziende che producono capitonné non sono molte - spiega Lorenzo Balli - Eppure è un prodotto che piace a tutti, vecchi e giovani, perché unisce classico e moderno: quindi non passa mai di moda. Grazie al capitoné ci siamo difesi dalla crisi più di quanto non abbiano saputo fare altri: il lavoro è diminuito, non si può negare, ma lavoriamo più delle altre aziende del settore».  Altro esperto quarratino del capitonné è Gianfranco Giuntini, quarant'anni in tappezzeria: «Per lavorare il capitonné occorrono occhi buoni e tanta manualità - spiega - Ma anche tanta pazienza, perché per imbottire un divano occorrono circa 4-5 ore in più rispetto a un divano normale. Anche il costo finale quindi aumenta del 30% circa rispetto a uno tradizionale».  Chi invece ha sfruttato la ricorrenza del 150º dell'Unità d'Italia per rispolverare la sua bravura nel capitonné è Fiorenzo Sardi, quarratino di 71 anni, famoso, oltre che per la sua arte di tappezziere, anche per la sua carriera di podista. «Il tappezziere l'ho fatto per 38 anni - spiega - Sono stato io il primo a riportare in città la tradizione del capitonné. Quest'anno, per celebrare il 150º dell'Unità, ho avuto l'idea di creare una grande bandiera tricolore in capitoné che ho donato al sindaco e che fa bella mostra di sé nella sala della giunta comunale».

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di Redazione web