Sicurezza
Fratoni: «Peserà la perdita della Provincia»
Marco Innocenti
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«Non sono preoccupata per il mio futuro politico e tanto meno personale. Ho un lavoro in Comune a Buggiano che mi impegna e mi gratifica. Ma sono davvero sconcertata per i problemi che la cancellazione delle Province lascia prevedere per i territori, la popolazione e le attività produttive, oltre che per i 60mila dipendenti a dir poco disorientati». Federica Fratoni, presidente della Provincia, conferma il giudizio duro sulla decisione del governo:«Lo contesto nel metodo e nel merito. Certe scelte non si fanno con decretazione di urgenza e vedo anche profili di dubbia costituzionalità. In tutti i Paesi esistono enti intermedi con la stessa legittimazione dei sindaci e hanno la funzione di trovare un equilibrio nelle decisioni che coinvolgono più Comuni, ciascuno legittimamente tendente a guardare soprattutto il proprio interesse».
Nella scomparsa della Provincia il presidente vede un rischio grosso: «Dovremo combattere per evitare la marginalizzazione del territorio che fa presagire il ritorno di quasi tutte le competenze alle Regioni. Credo sia fondata ad esempio la preoccupazione che, in Toscana, vengano privilegiate aree forti come i poli di Firenze, Pisa e Siena rispetto ad altre, come Pistoia. La spesa di due euro all'anno per elettore, perché tanto costano le Province, non giustifica la rinuncia ad un organo di democrazia, rappresentativo e vicino ai cittadini, fondamentale per il progresso del territorio». A giudizio di Fratoni si perde anche la possibilità di condividere la politica di sviluppo a livello di area vasta, considerando che i sindaci inevitabilmente tenteranno ciascuno di far prevalere le esigenze del proprio Comune. «Peraltro è singolare - aggiunge la presidente - che si cancellino le Province e non si tocchino consorzi ed enti di secondo grado. In una manovra di 24 miliardi, il taglio delle Province incide per 64 milioni. Davvero siamo di fronte ad una decisione totalmente demagogica, presa probabilmente per dare un contentino o per distrarre l'attenzione. Se si volevano razionalizzare e riorganizzare le attività degli enti locali bastava dare seguito al codice delle autonomie che, riducendo le Province e puntando su condivisibili economie di scala date dagli accorpamenti, consentiva anche di tagliare 315 senatori al cui posto avrebbe agito una camera delle autonomie».
Le conseguenze della decisione del governo per Fratoni non tarderanno a farsi sentire: «Le avvertiranno soprattutto le attività produttive che perderanno enti di riferimento prossimi e in grado di dare regole certe. Mi chiedo poi che fine faranno le strategie della cabina di regia per la promozione turistica, dato che hanno chiuso anche le Apt. E, ancora di più, i progetti per scuole, strade, tutela del suolo. Nel precedente mandato la Provincia ha messo 110 milioni di fondi propri per il riassetto della viabilità, ci sono accordi con i Comuni per lavori che interessano più territori. Che fine faranno ora?». A Lucca il presidente della Provincia, Stefano Baccelli, ha sbattuto la porta: non resterà alla guida di un ente svuotato di ogni funzione. Fratoni non esclude scenari analoghi, ma per senso di responsabilità, da oggi accompagnerà il processo di riorganizzazione: «Spero di riuscire a non far perdere a Pistoia il ruolo che si è guadagnata nella Regione. Vediamo cosa accadrà alla scadenza del 30 aprile: se il mio impegno sarà utile (penso ad esempio al completamento del progetto per il distretto tecnologico ferroviario) andrò avanti. Altrimenti mi aspetta il mio lavoro».
A differenza di Baccelli, che adesso potrebbe essere tentato di correre per la carica di sindaco (anche a Lucca si vota in primavera), Fratoni esclude di pensare ad un suo ruolo nelle primarie per le comunali: «Ho avuto in passato offerte in questo senso, ma non le ho prese in considerazione. Il mio partito (il Pd, ndr) ha completato un percorso per indicare il suo candidato a sindaco ed io lo sostengo lealmente. Il mio intento era quello di fare bene il presidente della Provincia».
Nella scomparsa della Provincia il presidente vede un rischio grosso: «Dovremo combattere per evitare la marginalizzazione del territorio che fa presagire il ritorno di quasi tutte le competenze alle Regioni. Credo sia fondata ad esempio la preoccupazione che, in Toscana, vengano privilegiate aree forti come i poli di Firenze, Pisa e Siena rispetto ad altre, come Pistoia. La spesa di due euro all'anno per elettore, perché tanto costano le Province, non giustifica la rinuncia ad un organo di democrazia, rappresentativo e vicino ai cittadini, fondamentale per il progresso del territorio». A giudizio di Fratoni si perde anche la possibilità di condividere la politica di sviluppo a livello di area vasta, considerando che i sindaci inevitabilmente tenteranno ciascuno di far prevalere le esigenze del proprio Comune. «Peraltro è singolare - aggiunge la presidente - che si cancellino le Province e non si tocchino consorzi ed enti di secondo grado. In una manovra di 24 miliardi, il taglio delle Province incide per 64 milioni. Davvero siamo di fronte ad una decisione totalmente demagogica, presa probabilmente per dare un contentino o per distrarre l'attenzione. Se si volevano razionalizzare e riorganizzare le attività degli enti locali bastava dare seguito al codice delle autonomie che, riducendo le Province e puntando su condivisibili economie di scala date dagli accorpamenti, consentiva anche di tagliare 315 senatori al cui posto avrebbe agito una camera delle autonomie».
Le conseguenze della decisione del governo per Fratoni non tarderanno a farsi sentire: «Le avvertiranno soprattutto le attività produttive che perderanno enti di riferimento prossimi e in grado di dare regole certe. Mi chiedo poi che fine faranno le strategie della cabina di regia per la promozione turistica, dato che hanno chiuso anche le Apt. E, ancora di più, i progetti per scuole, strade, tutela del suolo. Nel precedente mandato la Provincia ha messo 110 milioni di fondi propri per il riassetto della viabilità, ci sono accordi con i Comuni per lavori che interessano più territori. Che fine faranno ora?». A Lucca il presidente della Provincia, Stefano Baccelli, ha sbattuto la porta: non resterà alla guida di un ente svuotato di ogni funzione. Fratoni non esclude scenari analoghi, ma per senso di responsabilità, da oggi accompagnerà il processo di riorganizzazione: «Spero di riuscire a non far perdere a Pistoia il ruolo che si è guadagnata nella Regione. Vediamo cosa accadrà alla scadenza del 30 aprile: se il mio impegno sarà utile (penso ad esempio al completamento del progetto per il distretto tecnologico ferroviario) andrò avanti. Altrimenti mi aspetta il mio lavoro».
A differenza di Baccelli, che adesso potrebbe essere tentato di correre per la carica di sindaco (anche a Lucca si vota in primavera), Fratoni esclude di pensare ad un suo ruolo nelle primarie per le comunali: «Ho avuto in passato offerte in questo senso, ma non le ho prese in considerazione. Il mio partito (il Pd, ndr) ha completato un percorso per indicare il suo candidato a sindaco ed io lo sostengo lealmente. Il mio intento era quello di fare bene il presidente della Provincia».
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