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Il vescovo di Pistoia: da condannare le pratiche pseudoreligiose di Mamma Ebe
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PISTOIA. «La Chiesa cattolica non ha nulla a che vedere con certa attività parareligiosa attribuita a mamma Ebe ed è anzi intervenuta più volte, nel corso degli anni, non solo per ribadire la sua totale estraneità alle pratiche pseudo-religiose di Gigliola Giorgini, condannate da sempre, ma anche per invitare chiunque a non frequentare lei e i suoi riti». Così il vescovo di Pistoia, monsignor Mansueto Bianchi, davanti alle dichiarazioni rese ieri a Pistoia dagli imputati nell'ambito del processo "Mamma Ebe due", accusati, come la Santona e il marito, di associazione a delinquere finalizzata all'esercizio abusivo della professione medica ella truffa aggravata. «Per gli esorcismi veri - prosegue il vescovo Bianchi - la diocesi di Pistoia ha un suo incaricato, don Furio Fabbri, e non si serve certo, né si è mai servita, di questa donna le cui attività sono sempre state esercitate a suo esclusivo nome». Monsignor Mansueto Bianchi aggiunge un ulteriore invito «rivolto in particolare alle persone più fragili e sofferenti, e a chi può dar loro consigli, affinché si eserciti ogni tipo di controllo per evitare le suggestioni di Gigliola Giorgini. Il bene e la salvezza dell'anima, Dio e il demonio, le preghiere e lo spirito sono dimensioni troppo serie e troppo importanti per lasciarle in balia di chi, con i più diversi titoli, pretenda di occuparsene».
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