Sicurezza
«Inceneritore, dati allarmanti»
«È assurdo - dice il comitato - che si possa dare il via all'ennesiomo ampliamento dell'Inceneritore 10 giorni prima del convegno in cui vengono resi noti dati sulle analisi, tanto allarmanti»
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Cosa si aspetta ad approntare anche a Montale uno studio epidemiologico che verifichi la correlazione tre le emissioni venefiche e la salute dei cittadini? Lo chiede il comitato contro l'inceneritore di Montale che torna all'attacco.«È assurdo - dice il comitato - che si possa dare il via all'ennesiomo ampliamento dell'Inceneritore 10 giorni prima del convegno in cui vengono resi noti dati sulle analisi, tanto allarmanti». Secondo il comitato preoccupano in particolare i dati sul tasso di mortalità per tumori ad Agliana e i dati sulla salute dei neonati. «È stata trovata un'alta concentrazione di diossine in polli e pesci - aggiunge il comitato - ma si tranquillizza perché gli animali analizzati avevano alcuni anni di età e quindi "quella diossina può essere di 10-20anni fa". E allora chiediamo: le persone quanta diossina e altri veleni hanno accumulato in 20-30 anni? Noi la diossina e i Pcb li abbiamo trovati eccome nelle analisi del latte materno di una mamma di Agliana e una di Montale, analisi pagate dai cittadini. E ricordiamo che quel latte se fosse stato di mucca, da commercializzare, alla centrale ce lo avrebbero respinto perché contaminato. Questa é una cosa gravissima, ma nessuno ci ha mai cercati per avere dettagli su quelle analisi». Per il comitato è inaccettabile che la popolazione «sia esposta a a questi veleni. Eppure se non é solo l'inceneritore ad emetterne, gli impianti che producono diossine, a detta degli esperti, sono ben pochi e quindi sul nostro territorio sarebbero facilmente individuabili. A tutti questi esami e controlli che ci sono costati ben 150 mila euro manca per assurdo l'esame più importante, che solitamente si fa per primo quando si vuole controllare lo stato di salute degli abitanti e cioé un esame epidemiologico sui malati e non sui morti». È un esame semplice da realizzare, ricorda il comitato, visto che i dati sono già in possesso dei medici di famiglia: «Basta infatti unire di dati sanitari dei residenti da almeno 10-15 anni nell'area di 3-5 Km dall'impianto, ricavare la percentuale per le varie patologie tumorali e poi confrontarle alle percentuali che si hanno in zone bianche cioé prive di impianti di incenerimento e alla media nazionale. Potemmo citarne molti di questi studi fatti in tutta Europa, per esempio quello francese, realizzato su una popolazione totale di 2,5 milioni di abitanti nei dintorni di 16 inceneritori. Dallo studio risultano aumenti spaventosi come più 22% per i sarcomi, più 16% per il cancro al Fegato, più 12% per linfoma di HodgKing. Questi sono studi che dimostrano la correlazione tra malattie e incenerimento: ci chiediamo cosa si aspetti a realizzarne uno anche da noi».
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