Gioco
Va difeso il corso di laurea in turismo strategico per lo sviluppo della città
Marco Innocenti
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Non è secondario riuscire a mantenere a Pistoia il corso di scienze del turismo. In una città che ha in questo settore ampie possibilità di crescita e, forse, di recupero di opportunità di lavoro e di impresa (in tempi di crisi in altri comparti) diventa strategico poter contare su un management all'altezza, con una preparazione solida e aggiornata, proiettata nel futuro. Come città e territorio d'arte, di tradizione, storia e bellezze naturali Pistoia si inserisce di prepotenza nei circuiti che contano del turismo, ma il problema è affermarsi e competere con una concorrenza agguerrita, non solo in Toscana. Ecco che diventa fondamentale la capacità di comunicare e promuovere perché nel mondo si sappia cosa il nostro territorio può offrire al visitatore. E al tempo stesso è fondamentale varare strategie e sinergie per eventi di grande richiamo che abbiano una calendarizzazione fissa e spalmata su tutto l'anno. Né si può prescindere da una qualità nell'accoglienza sostenuta dalla conoscenza del territorio, dalla padronanza della materia e dalla capacità di parlare le lingue. Tutti elementi alla base dei corsi universitari più accreditati, come quello della Fondazione Campus di Lucca che ha già sfornato 250 laureati. La preparazione superiore non è soltanto uno sbocco per tanti giovani (400 al corso pistoiese), i quali cercano come inserirsi in un mondo del lavoro che richiede sempre maggiori competenze: è una risorsa di cui anche la città deve e può approfittare. Sinergie e investimenti per la programmazione e la promozione, affidati a personale qualificato che si può avere in loco, sono obbiettivi da perseguire e da difendere. Non dovrebbe essere allora solo la Confcommercio a sostenere l'avvocato Totaro, presidente di Uniser, nell'impegno perché il corso di laurea in scienze turistiche non scompaia.
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