Sicurezza
«Stop alle parole, servono fatti»
Fabio Calamati
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Il Polo UniversitarioOriana: «Sostegno alle imprese e formazione per il rilancio»
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PISTOIA. «L'amministrazione che viene non potrà avere scuse né attenuanti, perché la situazione in cui si troverà a operare sarà estremamente difficile. Quando tutto va bene le sbavature si possono tollerare, ma qui ormai i margini non ci sono più: ci vuole competenza, impegno e chiarezza sugli obiettivi». È il ritratto dell'"amministrazione comunale che vorrei" che arriva dal presidente dell'Associazione Industriali, Giuseppe Oriana. Il quale si incupisce quando gli si chiede di parlare del futuro, anche solo per ragionare attorno al prossimo appuntamento elettorale che aspetta la città. «Il quadro generale è estremamente complesso e in ulteriore peggioramento - scandisce Oriana -. Soprattutto, è drammatica la situazione del credito. Con lo spread tra i nostri tassi e quelli tedeschi così ampio, le aziende vivono difficoltà drammatiche nell'accesso al credito. E spesso devono incassare dei rifiuti ingiustificati». Ma questo non è certo un tema di competenza del Comune. E siccome è per Palazzo di Giano che si vota, cosa chiedono gli industriali alla prossima giunta? «Chiederemo loro innanzitutto che dicano prima qual è il loro programma. E poi di impegnarsi su alcuni semplici punti». Quali? «Il primo, che tra l'altro non costa nulla: semplificare la burocrazia. Sono tante le cose da attuare, i candidati le dicano prima e si impegnino. Il secondo: se si presentano opportunità di insediamenti industriali, bisogna smetterla con il teatrino e saper dire dei no chiari a chi grida a vuoto e si oppone. Terzo, siamo preoccupati per la formazione, il polo universitario rischia un declino. Per noi l'università è una questione fondamentale, non si può lasciare in balìa degli umori di una alleanza con una specifica università». Sintetizzando: semplificazione, accoglienza delle imprese, formazione. Sono queste le priorità dell'Associazione industriali? «Aggiungerei l'area metropolitana. Deve diventare un elemento di crescita. In Europa le grandi città sono volano di sviluppo per tutto il territorio circostante. Pensiamo alla Grande Parigi, alla Grande Londra. Tra le associazioni industriali dell'area metropolitana è in corso da tempo una collaborazione, anche per offrire servizi migliori ai nostri associati. Anche gli enti locali devono puntare su questo: migliori servizi che si possono offrire contando su un'area vasta». Spesso si sente proporre il turismo o il vivaismo come settori su cui puntare per un rilancio dell'economia pistoiese. Possono essere strade da seguire? «L'economia pistoiese è nata manifatturiera e tale deve restare. Dobbiamo valorizzare le capacità, puntare sull'internazionalizzazione, sulla tutela dei marchi. E poi c'è la grande occasione dell'Expo 2015, che può essere una grande occasione». Lei è direttamente impegnato a livello regionale nell'organizzazione dell'Expo. «Chiederemo ai candidati sindaci che inseriscano nei loro programmi un punto specifico su come rapportarsi all'occasione rappresentata dall'Expo». Domanda d'obbligo: cosa si dovrebbe fare per AnsaldoBreda? Manifestare contro la cessione ventilata da Finmeccanica è la strategia migliore? «Quello che va preservato sono i valori e la cultura di saper fare i treni, una realtà che a Pistoia si incarna nell'AnsaldoBreda e anche al di fuori di essa, nelle tante aziende dell'indotto. È tutto ciò che deve rimanere su questo territorio, chiunque sia l'azionista. Se quest'ultimo cambia, vedremo chi viene e i suoi programmi e diremo la nostra». Un tema centrale nella campagna elettorale per le amministrative sarà il rapporto tra pubblico e privato. Lo stesso sindaco Renzo Berti, che rivendica con orgoglio il ruolo che il Comune ha sempre avuto in campi come l'educazione e il sociale, dice che soprattutto sull'educazione bisogna puntare su una maggiore collaborazione con i privati, perché per il pubblico certi costi sono sempre meno sostenibili. «Ognuno deve fare il suo mestiere. Non mi scandalizzo che in certi servizi, particolarmente delicati o privi di alternative, ci sia la presenza pubblica. Ma in generale il ruolo del pubblico deve essere di indirizzo e controllo. Quello dei privati di gestire, valorizzando l'efficienza». Tutto sommato non sembra esserci troppa distanza tra gli obiettivi dichiarati dell'amministrazione comunale e degli industriali. «E allora quello che diciamo è che le idee devono essere attuate. Basta con le dichiarazioni. Poche cose, ma farle». E gli industriali che richiamano il mondo politico alla concretezza, cosa fanno da parte loro per reagire alla crisi? «Gli imrenditori cercano di fare la loro parte, anche se la situazione è molto difficile. Che si possa fare di più lo crediamo, ci stiamo provando. Ad esempio come Assindustria abbiamo cercato di superare la frammentazione delle nostre aziende dando vita a delle reti di imprese. Ne sono nate tre, quella che opera nel turismo è stata anche premiata». Il riferimento era soprattutto ai comportamenti emersi nel rinnovo della Camera di commercio. Non fu proprio un esempio di compattezza. «Quando e dove ci si incontra tutti insieme, l'auspicio è che si riescano a superare le divisioni e a lavorare d'intesa».
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