Il dolore
Preoccupazione e richiesta di informazioni in attesa delle restrizioni su età e contributi
Fila all'Inps per le pensioni
Marta Quilici
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Lavoratori nella sede Inps Le riforme potrebbero colpire 15mila pistoiesi
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PISTOIA. Innalzamento dell'età pensionabile, revisione della soglia di anzianità oltre i 40 anni di contributi, abbandono del metodo retributivo, aumento della "quota" (somma di età anagrafica e contributiva): un labirinto di possibili nuove riforme a cui anche i pistoiesi guardano con grande preoccupazione per capire cosa ha in serbo il ministro Elsa Fornero. A Pistoia il numero di coloro che potrebbero risentire in maniera più incisiva delle nuove riforme si stima intorno alle 10mila - 15mila persone. E allora il campanello di allarme inizia inevitabilmente a suonare per chi è sulla soglia della pensione, ma anche per coloro (e non sono pochi) che, dopo aver perso il lavoro, pensavano di poter contare su un periodo di ammortizzatori sociali che li avrebbero traghettati alla pensione. Vincenzo Scotellaro, presidente del comitato provinciale Inps, spiega: «Le persone maggiormente interessate ai risvolti della manovra sono quelle nate tra il 1950 e il 1962 che hanno iniziato a lavorare prima del 1978, cioè coloro che si avvicinano alla pensione ancora con il sistema retributivo. Difficile dare un dato esatto, ma credo si possano stimare intorno alle 10-15 mila». E aggiunge: «L'apprensione da parte dei lavoratori è alta ed è comprensibile: hanno bisogno di programmare, per quanto possibile, la loro vita. Chi ha iniziato a lavorare a 14 anni ha accettato ormai il traguardo dei 40 anni di contributi, ma se vede l'orizzonte della pensione allontanarsi, ad esempio con l'introduzione di un'età minima per la pensione, è chiaro che vada in apprensione. Di fronte alla vocazione manifatturiera della provincia, bisogna inoltre riflettere su cosa significa, ad esempio, passare 40 anni in filatura o in un'azienda chimica, o sui tetti nei cantieri, o a spargere bitume per strada». Per l'età media a cui i pistoiesi vanno in pensione «si allinea - spiega Scotellaro - alla media nazionale e supera di poco i 58 anni». In provincia le persone che erano andate in mobilità negli anni scorsi credendo che l'ammortizzatore sociale le avrebbe accompagnate fino alla pensione sono 179. Per loro, già la riforma del maggio 2010 aveva cambiato le carte in tavola: «Con l'introduzione della finestra mobile di un anno - spiega infatti Vincenzo Scotellaro - di quei 179 lavoratori (10mila in Italia) ne andrà effettivamente in pensione prima della fine della mobilità meno di una ventina. Adesso è stato emanato un decreto che prevede il proseguimento della rata della mobilità. Con le riforme in arrivo, ad esempio con l'innalzamento dell'età contributiva o l'istituzione di un soglia di età minima per la pensione, le cose potrebbero cambiare ulteriormente. Per questi casi mi aspetto che ci sia un provvedimento di equità».
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