Il Tirreno

Pistoia

Ambulantato, la giunta va avanti

I banchi degli ambulanti in piazza del Duomo
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I banchi degli ambulanti in piazza del Duomo

Nessun passo indietro dopo il no della Fiva al piano

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 PISTOIA. Nessun passo indietro sul piano per il commercio sulle aree pubbliche. Il no di Fiva, l'associazione degli ambulanti Confcommercio, non induce a ripensamenti l'amministrazione comunale.  Il piano sarà presentato la prossima settimana in giunta, per passare poi al vaglio della competente commissione consiliare.  Nel tavolo di concertazione aperto con le due associazioni di categoria dei commercianti, Confcommercio continua a mantenere posizioni critiche verso la proposta comunale. Nel mirino, in particolare, il capitolo che riguarda le fiere promozionali. «Prima di pensare a nuove iniziative - sostiene Luca Innocenti, funzionario Confcommercio - pensiamo a riqualificare a dovere il mercato bisettimanale in centro».  Se i princìpi enunciati nel documento sono condivisibili, non si trovano tra le righe azioni e interventi, ormai indispensabili, da parte del Comune, che possano favorirne riqualificazione e rilancio. «In pratica - afferma Innocenti - si dà la possibilità di fare iniziative, che non sarà possibile realizzare nel concreto per mancanza di fondi. Il Comune fa un elenco di buone intenzioni senza mettere i soldi».  Un esempio? La rottamazione dei posti al mercato. «La licenza - ricorda Innocenti - è concessa dal Comune in seguito alla partecipazione ad un bando regionale e rinnovata, per tacito assenso, dopo dieci anni». Ma il numero degli operatori del mercato settimanale è diventato, a detta di tutte le parti, eccessivamenta alto, e ridurlo potrebbe consentire una migliore organizzazione degli spazi. «Attraverso la rottamazione dei posteggi, il Comune riacquista la licenza, pagandola una certa cifra, e libera il posto. La rottamazione non è un'idea degli ultimi giorni, era nata già qualche anno fa, e poi abbandonata per mancanza di fondi».  Il Comune aveva fatto una mezza promessa, affermano da Confcommercio, di pagare 10mila euro per licenze di ambulanti intenzionati a lasciare l'attività. «Risorse - dice Innocenti - che non sono previste dal piano per il commercio che ci è stato presentato». Eppure, in tempi di crisi come questi, non sarebbero pochi gli ambulanti disposti ad accettare l'offerta. «Cifre come 60-70mila euro per un posto al mercato si potevano ricavare ormai dieci anni fa», afferma.  L'assessore al commercio Barbara Lucchesi risponde che «150-200mila euro in questo momento sono una cifra che il Comune non può permettersi di spendere». E si affida al Durc, il documento (già attivo per gli edili) che da gennaio attesterà la regolarità contributiva degli ambulanti. «In Emilia Romagna - spiega Lucchesi - dopo l'introduzione del Durc, si è avuta una riduzione del numero degli ambulanti».  «Il Durc - ribatte Innocenti - è nato per combattere il lavoro nero e l'evasione contributiva. Può darsi che la sua introduzione porti a una diminuzione del numero di ambulanti, ma non ha niente a che vedere con la rottamazione, che è una soluzione studiata per redistribuire gli spazi al mercato». T.G.

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