Sicurezza
Il dramma dei venti dipendenti Ciet: «Nemmeno Telecom ci ha considerato»
Senza soldi da 5 mesi e senza prospettive
M.Q.
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Un presidio davanti alla Ciet 3 MINUTI DI LETTURA
PISTOIA. «Senza soldi e in mezzo alla strada: qualcuno dovrà pure essere responsabile». La protesta dei 20 lavoratori della Ciet di Pistoia, da cinque mesi senza stipendio e senza una prospettiva di lavoro, è rivolta ai vertici dell'azienda, agli uffici della sede di Arezzo, ma anche alla Telecom, di cui Ciet a Pistoia aveva l'appalto fino a ottobre. «Nessuno si interessa alla nostra situazione - commenta Marcello Iulianetti - l'azienda è completamente assente e anche Telecom non ci ha minimamente considerato». Il cantiere della Ciet di Sant'Agostino è chiuso dal 7 ottobre. Adesso è uno spiazzo vuoto. I macchinari, gli attrezzi sono stati tutti portati via. Il cancello è chiuso con il lucchetto. A Pistoia sono rimasti solo gli operai: una ventina, in tutto. Sono in cassa integrazione, ma devono ancora ricevere lo stipendio di luglio, di agosto, di settembre e della prima settimana di ottobre, più tredicesima, quattordicesima e liquidazione. «Le buste-paga ce le hanno inviate - afferma Mario Benigni -, ma i soldi non sono mai stati versati». Nel frattempo, neppure la cassa integrazione, partita a ottobre, è riuscita a sopperire alla mancanza di entrate: «Avevamo chiesto all'azienda, l'anticipo della cassa integrazione - continua Benigni - è già passato un mese e mezzo e per ora non abbiamo avuto alcun anticipo. Il problema è che non riusciamo neppure più ad avere contatti con l'azienda». Il risultato è che i venti operai del cantiere da cinque mesi non ricevono nemmeno un euro: «Per fortuna non ho da pagare l'affitto - afferma Renato Orsi - altrimenti non saprei davvero come fare. Già adesso siamo ai ferri corti: mia moglie è casalinga e dei miei due figli, soltanto uno lavora, ma part-time, per 24 ore alla settimana. E le bollette arrivano ugualmente: quelle sono sempre puntuali, a differenza dei nostri stipendi. Ora noi siamo in cerca di lavoro. Siamo in cassa integrazione per un anno, fino al prossimo ottobre. Poi ci sarà la mobilità, grazie alla quale le aziende che ci vorranno assumere potranno godere di alcune agevolazioni. Il problema è che di aziende che assumono non ce ne sono». Orsi adesso ha 50 anni, lavora nel settore da quando ne aveva sedici: «È successo anche altre volte - spiega - che l'azienda che lavorava per l'appalto di Telecom chiudesse; negli altri casi, però, i dipendenti venivano traghettati su quella che prendeva il suo posto. Nel 1999, ad esempio, io lavoravo per l'Alcatel; quando chiuse venni trasferito in Ciet. Fu la stessa Telecom a richiedere il mantenimento dell'occupazione nelle aziende a cui dava l'appalto. Adesso è successo il contrario: ora è la Simetel a lavorare per Telecom su Pistoia, ma ha assunto solo qualche operaio qua e là: noi ci ha lasciato a piedi». Senza stipendio da cinque mesi, gli operai hanno finora attinto ai propri risparmi, ma la situazione ora inizia a farsi davvero pesante. L'unica speranza è che siano ormai in dirittura di arrivo le pratiche Inps per l'erogazione della cassa, per poter fare a meno degli anticipi da parte dell'azienda. «Io mi ritengo tra i fortunati - afferma Marcello Iulianetti -. Non prendo niente da cinque mesi, ma almeno mia moglie lavora: con mille euro al mese non andiamo avanti tanto, ma meglio che niente».
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