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«Oltre 43 milioni di debiti a causa delle fughe»
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Linterno di un reparto dellospedale del Ceppo di Pistoia I sindacati dei medici accusano l'Asl di cattiva gestione
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PISTOIA. «Ammonta a 43.375.855,77 euro il debito contratto nel 2010 dalla Asl 3 di Pistoia per la mobilità passiva, problematica più conosciuta come "fughe"». A puntare il dito sulla cifra a sei zeri, che sarebbe di gran lunga superiore a quella fino ad ora resa pubblica, è l'Intersindacale Medici della stessa azienda sanitaria: Anaao, Cgil-Medici, Civemp, Cisl-Medici, Fesmed, Uil, Cimo, Umsped (Aaroi-Aipac-Snr). I sindacati analizzano l'importo del debito nel dettaglio: 11.326.305,47 euro verso la Regione per ricoveri effettuati entro e fuori il territorio toscano; 29.978.543,53 verso le aziende ospedaliero-universitarie, ovvero Careggi e Meyer di Firenze, S. Chiara di Pisa e Le Scotte di Siena; 2.071.006,77 euro verso istituti di ricovero e cura a carattere scientifico. «Questo è quanto emerge dalla Delibera 448 del 22 settembre 2011 - spiega l'Intersindacale - che ha per oggetto "Bilancio dell'esercizio 2010" e che, inoltre, documenta come questo risultato negativo sia stato ottenuto nonostante un incremento del personale sanitario. A fronte di questa gravissima e paradossale situazione, la direzione aziendale ha affermato, che l'Intersindacale medica "sta facendo un uso distorto e non corretto dei dati creando allarmismo ingiustificato (...) e, quindi, inducendo i cittadini a ritenere una mancanza di professionalità...". Quanto dichiarato costituisce una bizzarra accusa che va rigettata perché totalmente infondata. A supporto delle proprie affermazioni, infatti, la direzione propone una visione della qualità dell'attività sanitaria oramai superata da diversi decenni, perché messa in relazione principalmente con la competenza dei singoli professionisti». In una visione moderna e realistica della sanità pubblica, l'Intersindacale medici ritiene invece che siano determinanti le condizioni nelle quali gli stessi professionisti operano, oltre che quelle in cui i cittadini possono accedere. «Queste derivano da scelte di investimento ed organizzazione, come le dotazioni strumentali e di personale, la predisposizione ed il monitoraggio dei percorsi assistenziali con particolare riferimento all'integrazione con i medici di medicina generale ed i pediatri di libera scelta, la gestione del clima interno, le politiche di formazione e di aggiornamento. Queste ultime, vero e proprio strumento di manutenzione delle competenze, hanno visto Pistoia decadere progressivamente a fanalino di coda di tutta la Regione (unica Asl a non aver perseguito l'accreditamento dei "provider" formativi!) a seguito di decisioni adottate unilateralmente dalla direzione». Riprova del deterioramento della qualità del funzionamento dell'Asl 3, sarebbero, secondo i sindacati, i recenti fatti di cronaca. «Relativi - specificano - ad un uso promiscuo dei posti letto di alcuni reparti, ben al di fuori di periodi di "emergenza", come quelli di epidemia influenzale (e che in realtà nulla hanno dell'emergenza vera), che fanno riflettere sulla possibilità che sussistano forti difetti di programmazione e, più in generale, di gestione della politica sanitaria». «Dai dati che la stessa azienda fornisce nella replica del 19 novembre scorso, emerge con ancora maggiore evidenza un fatto assurdo e che qualcuno dovrebbe responsabilmente spiegare: in una situazione di complessivo grave deficit di bilancio, una quota enorme delle risorse (addirittura molto maggiore del deficit stesso) che vengono immesse dai cittadini pistoiesi nel sistema sanitario con le tasse non ritorna loro come diritto di ricevere assistenza sul territorio di residenza; neppure per una larghissima parte di patologie che non necessitano del ricorso alle strutture di alta specializzazione delle aziende universitarie». Per affrontare questi aspetti e le eventuali relazioni di questa situazione con la programmazione regionale, l'Intersindacale invita la direzione aziendale ad un confronto pubblico. «Che potrebbe proficuamente ed opportunamente vedere - conclude - anche la partecipazione dei sindaci della provincia».
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