Il Tirreno

Pistoia

«Mettiamo un palco in piazza Mazzini»

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David “Ramon” Fisicaro e la sua band

Serve una struttura permanente per i gruppi musicali che vogliono farsi conoscere

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PISTOIA. È dura fare musica in città. Soprattutto se non frequenti i salotti giusti e non sei una cover band ma i pezzi preferisci scriverli da solo, in italiano per giunta, perché l'inglese farà anche più fico, ma non tutti lo capiscono. David Fisicaro, per gli amici Ramon, ha 28 anni ed è il cantante dei SuperTeleRock, band pistoiese nata nel 2010. A inizio del prossimo anno il gruppo registrerà il primo album fatto interamente di loro brani.   «Sì ma se vuoi suonare nei locali devi fare cover o essere una tribute band, altrimenti le porte si chiudono».  Anche a Pistoia?  «Sì, l'ostracismo verso i gruppi che cercano di proporre musica propria c'è a livello generale, non solo a Pistoia. Nella nostra città locali dove puoi suonare non ce ne sono molti: alcuni non esistono più, come il Molly Malone, altri sono aperti solo a un genere di musica precisa, come l'Orange, club jazz e blues.

C'è qualche circolo, come il Garibaldi in città e quello al Bottegone, dove noi non suoniamo».  Il Mèlos come spazio non è utilizzabile? «Ci suoni solo se ti inserisci nel cartellone di eventi che vengono organizzati lì, oppure se hai molto materiale da proporre e ti organizzi da solo la serata. Difficile quindi. L'unico posto, storico, dove si riesce a suonare è l'Irish Pub in piazza Resistenza. In inverno c'è una buona varietà di gruppi che si avvicendano nei live».  Nelle altre città la situazione musicale è migliore? «Direi di no, i locali dove suonare si contano sulle dita di una mano: l'Ozne a Prato e il River Pub a Quarrata. Anche a Firenze i locali sarebbero molti, ma se non riesci a entrare nel giro giusto te li puoi scordare».  Le alternative quali sono? «Suoni nei locali presentandoti come una cover band, noi ad esempio spaziamo dai Rolling Stones a Johnny Cash, e tra una cover e l'altra ci infili qualche pezzo tuo. Altrimenti puoi startene a casa. Eppure a Pistoia ci sarebbero tanti ambienti da sfruttare meglio per proporre musica dal vivo».  Qualche esempio. «Il Parterre in Piazza Mazzini. Perché non installare un palco in maniera stabile così da poter creare una serie di eventi musicali. E se Piazza Mazzini è troppo centrale e ci sono problemi di rumore per la vicinanza delle case, allora andiamo nella zona industriale di Sant'Agostino, nell'area del Luna Park ad esempio.

Faccio un altro esempio e basta: l'area intorno al Villone Puccini. Sarebbe bello poterci organizzare più spesso dei concerti, approfittando della bellezza del parco del lago. Pistoia sarebbe una buona fucina di talenti, peccato che non abbiano possibilità di esprimersi».  Il problema non può essere solo la mancanza di locali. «Assolutamente no. Siamo noi giovani in primis a dover essere più propositivi, certo non è facile perché ci scontriamo con un muro di gomma, fatto di burocrazia, disinteresse per la scena musicale e mancanza di risorse economiche. E sullo sfondo c'è l'impoverimento culturale».  A Pistoia tutto questo in cosa si traduce? «Si finisce col consegnare la scena musicale sempre in mano ai soliti noti, senza dare spazio e possibilità ai gruppi giovani e nuovi. Perché ad esempio non organizzare un contest, ovvero una gara tra band, mettendo come requisito per la partecipazione quello di dover proporre anche pezzi propri. Così si incentiverebbero anche i giovani a scrivere pezzi, non solo a riproporre i classici. Il problema è che dovrebbe essere la politica a farsene carico, invece spesso non incentiva la musica ma la ostacola».  In che senso? «Penso all'ordinanza che è stata fatta durante il periodo del Festival Blues con la quale si vietava la musica live in strada. E' un controsenso, perché parallelamente permettevano ai locali di organizzare serate con i dj. In generale le serate live dovrebbero essere incentivate, a partire proprio dalla Sala dove si concentrano i locali e dove i giovani si ritrovano la sera».

Secondo te Pistoia è una città viva? «È come se abitassi a Pistoia da dieci anni, pur essendo di Monsummano, e posso dire che in dieci anni questa città ha avuto prima un grande boom, poi un periodo di assestamento, adesso invece è in fase calante. Ma intorno non vedo città messe meglio in quanto a movida. In fondo Pistoia, per la sua dimensione, ha molte potenzialità ed eccellenze tutto sta nello sfruttarle. Una cosa dovrebbe farla per essere più vicina ai giovani: offrire prezzi più popolari. Se voglio seguire una serata di musica live in un locale non posso essere costretto alla consumazione obbligatoria. Soldi non ce ne sono, noi giovani ne abbiamo ancora meno, così finiamo tutti sulla Sala e i locali si svuotano. E le band non le ascolta nessuno».

 

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