Sicurezza
Dalle erbe le medicine delle suore
Paolo Gestri
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Il giardino delle suore di S. Maria degli Angeli I segreti della mirabile farmacia delle benedettine
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PISTOIA.Porte aperte, la scorsa domenica mattina, alla chiesa, all'antica farmacia ed al laboratorio del convento delle monache benedettine di Santa Maria degli angeli, a Pistoia, in vicolo San Michele. La visita è stata organizzati dalla Fondazione banche di Pistoia e Vignole per la cultura e lo sport: occasione rara, per vedere "dal di dentro" tre perle nascoste della nostra città, essendo quello un monastero di clausura. Appunto: ai visitatori non è stato permesso di percorrere tutto il complesso, che è vastissimo ed ha sorprese e segreti d'arte e di begli arredi; tuttavia, quanto è stato concesso basta e avanza ad "ammirati ricordi". Ma ecco i tre gioielli svelati, anzi quattro, perchè si è potuto ammirare anche lo splendido giardino interno, la quarta gemma, dove proprio in questi giorni stanno maturando le arance selvatiche, già migliaia di punti luce, giallo accensione, a spalliera sui quattro lati, utili a far rosolio: il rosolio delle benedettine pistoiesi, secolare ricetta segreta, è principe tra varie bevande della salute, prodotte dalle operose ancelle del Signore. Quel giardino, chiamalo pure orto, ma alla latina, coltivandosi in esso fiori, ortaggi e frutti: soprattutto rose per la Madonna. Eccoci dunque in farmacia. Signorili vetrine, intagliate in bianco, di quasi un secolo e mezzo fa, di un sobrio classicismo ottocentesco, ostantano albarelli, contenitori di erbe officinali, dai colori indefinibili di blu, arancio, ruggine, verde: museali ricordi di antichi medicamenti, così come mostrano i miti e puri "semplici" che altro non sono se non le erbe medicinali, direttamente cresciute nell'orto-giardino. Si capisce che qui il prodotto più coltivato è proprio la tradizione, ma ben consapevoli, le religiose, che "fugit irreparabile tempus" (fugge il tempo irreparabilmente), tant'è che la miracolosa farmacia di ieri, si è trasformata oggi in erboristeria esclusiva. A sua volta, il laboratorio, attrezzato e funzionante secondo le norme vigenti, ci riporta ai giorni nostri. «Ci aiuta a guadagnarci il pane, come vuole la regola di San Benedetto "Ora et labora" - affermano le religiose - ed a mantenere un sano equilibrio tra spirito e corpo». È qui che si preparano "miracolose" polveri antigottose, tisane alle erbe, marmellate "selvatiche" ed il famoso rosolio. Ad esempio, sono d'uso l'abrotano, la genziana e la centaura, tutta roba che la tradizione declama benefica contro la gotta, il colesterolo, e gli acidi urici. In quell'ambiente odoroso sono ancora di moda le caldaie di rame sul fuoco e legna, mentre tanti ingredienti si misurano a brocche, piccole e grandi. Infine, la chiesa. Disegnata dall'architetto granducale Giovan Battista Foggini, conserva pregevoli pitture di Alessandro Gherardini, sculture di Andrea Vaccà e sorprendenti stucchi di Giuseppe Broccetti e Giovan Battista Ciceri.
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