Gioco
Riflessi maggiori nel settore modellistico, sempre più propenso a rivolgersi altrove
La crisi di AnsaldoBreda preoccupa le aziende dell'indotto metalmeccanico
Sauro Romagnani
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S.MARCELLO. Sono giorni di grande mobilitazione attorno allo stabilimento AnsaldoBreda di Pistoia la cui situazione d'incertezza si riverbera anche sulle aziende della montagna Pistoiese. «In questo momento, visti i problemi che ci sono in campo, desidero dire poco sulla situazione contingente. Mentre posso affermare, che per la montagna, la Breda è stata una palestra e una scuola importante che ha fatto crescere la mia azienda come molte altre del settore», dice Franco Filoni, imprenditore, che ha lavorato e tutt'ora lavora per l'azienda pistoiese. «La Breda ci ha permesso - prosegue - di conoscere altre realtà al di fuori dell'ambito locale. Purtroppo negli ultimi tempi l'azienda si è progressivamente allontanata dal nostro territorio e si è notevolmente ridotto il fatturato, che un tempo era notevole. Abbiamo dovuto cercare commesse altrove e soprattutto stiamo tentando, con altre aziende consociate, di realizzare progetti innovativi. Di alcuni già vi abbiamo anticipato le linee essenziali». L'azienda Filoni produce modelli che normalmente avviano delle nuove produzioni, mentre altri imprenditori che realizzano per la Breda particolari componenti legati alla produzione giornaliera, hanno fatto sapere che per il momento percepiscono solo riflessi della situazione, perché sostanzialmente la produzione è rimasta invariata, «ma non sappiamo e non possiamo pronosticare il futuro perché dipendiamo, senza possibilità d'incidere, da decisioni altrui». Mentre Sergio Giusti, direttore Cna pistoiese, che segue da vicino le vicende AnsaldoBreda rammenta: «Sì la montagna pistoiese ha avuto ed ha un ruolo importante, è infatti noto che le aziende montane sono molto specializzate nel settore della meccanica. Ciò nonostante come Cna siamo preoccupati perché la prospettiva non è chiara. Penso che sia stato un errore quello di spostare, in questi ultimi anni, l'indotto fuori provincia. Oggi, chi può farlo, è necessario che vigili che un eventuale acquirente della Breda sviluppi il settore manifatturiero. Una mossa sbagliata, in questo momento, potrebbe essere l'ultimo atto. Mi auguro che l'azienda rimanga in mano ad uno Stato che creda nello sviluppo ferroviario».
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