Attenzione
Appello in vista delle elezioni dagli uffici Caritas della Diocesi
«Gente per bene per le candidature»
Elisa Pacini
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Marcello Suppressa 3 MINUTI DI LETTURA
PISTOIA. Si chiama "Servire il bene comune" ed è un accorato invito a ritrovare il senso partecipativo della politica. È proprio alla classe dirigente futura, quella che uscirà dalle elezioni che rinnoveranno cinque amministrazioni comunali (Pistoia, San Marcello, Quarrata, Marliana e Serravalle) nella prossima primavera, che si rivolge il documento scritto congiuntamente dagli uffici Caritas, sociale e comunicazione della diocesi. Nessuna scesa in campo, né tantomeno presa di posizione sugli eventuali schieramenti. Anzi tutt'altro, dicono i portavoci del documento Marcello Suppressa, Selma Ferrari e Mauro Banchini che non a caso hanno scelto il primo albore delle campagne elettorali per dire quello da cui non può prescindere una "nuova" politica intesa non solo nelle persone ma nei fatti, negli stili, nei contenuti e le finalità perseguite. «Non siamo i buoni che danno la lezione ai cattivi - dice Banchini - siamo solo la voce di una Chiesa pluralista. Non ci poniano nel contesto dell'antipolitica ma vogliamo contribuire alla riflessione in un momento così delicato dove c'è la scelta dei programmi e delle candidature. Questo documento non deve essere letto in modo strumentale da nessuna delle parti, vogliamo restare nei confini di una impostazione laica e rispettosa delle competenze». Nel documento si ritrova l'invito fatto dal cardinal Bagnasco al forum del lavoro della Cei a Todi ai laici cattolici a «non tacere perchè lavorare per il giusto ordine sociale è un debito di servizio» ma anche la schiettezza che ha contraddistinto in questi anni la Caritas diocesana che non ha mai mancato di stimolare e confrontarsi con la politica in campo di sociale e lavoro. Non è un caso che il documento arrivi a pochi giorni dalla presentazione del dossier sulle povertà. «Su questo tema - dice Suppressa - noi vogliamo chiamare alla riflessione sulle cause dei problemi. Senza dubbio c'è stato un deficit nell'ascolto a livello locale in questi anni. Ora che c'è movimento all'interno dei partiti, era il momento di farci sentire, facendoci portavoce di tutte quelle persone che ogni giorno ascoltiamo. Senza questo dialogo con la politica, il nostro lavoro rimarrebbe mera assistenza». «La buona politica è come una danza dove è il più debole a dettare il passo» si legge in un passaggio del documento dove si chiede di mettere al centro dell'agenda politica i bisogni di chi fa più fatica insieme a quelli dei giovani che hanno bisogno di spazi per «sviluppare creatività e protagonismo». I servizi alla persona che sono andati "smarrendosi" devono tornare tra le "scelte" prioritarie della politica che deve dare risposte al problema della casa (edilizia popolare insufficiente contro tante abitazioni sfitte), del lavoro (sostenendo le piccole attività locali e puntando sulla formazione) e avendo più cura all'ambiente pensato per favorire la socialità. La "nuova" politica deve essere attenta alla "sobrietà" senza vitalizi, privilegi e gli attuali costi troppo elevati, puntando sulla formazione dei candidati e sulla "temporaneità" del servizio politico anche nei cosiddetti "rami bassi" delle istituzioni. «La politica deve saper tornare in mezzo alle persone - si legge nel capitolo dedicato alla partecipazione - e recuperare il valore della trasparenza» anche attraverso le grandi potenzialità dei nuovi linguaggi telematici. «Ogni cittadino correttamente informato è libero» recita il documento dove si chiede, a questo proposito, che venga rispettato l'esito dei referendum sull'acqua.
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