Il dolore
Biblioteca aperta la sera
Marta Quilici
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Francesco Pelagalli«Prezzi troppo alti per le sale, dobbiamo emigrare in periferia»
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PISTOIA. «Quanti sono i miei coetanei che hanno parlato almeno una volta con gli amministratori comunali? Pochissimi, di sicuro. I politici si vedono a volte alla fine delle manifestazione e poi nessuno li incontra più. Le politiche giovanili a Pistoia non sono adeguate. Ogni nostra iniziativa, dalla biblioteca aperta la sera, alle serate di musica al Melos, si scontra contro il diniego dell'amministrazione che risponde sempre allo stesso modo: "costa troppo". Il risultato è che la sera siamo costretti a ritrovarci in locali privati in cui dobbiamo per forza consumare. Poi ci si lamenta del problema dei giovani che si danno all'alcol. Se per stare insieme gli unici posti liberi sono i pub, è chiaro che prima o poi c'è qualche ragazzo che esagera». Francesco Pelagatti ha 17 anni. Da ottobre è membro della Consulta studentesca, un organismo interscolastico che ha la funzione di coordinare le iniziative degli studenti dei vari istituti della provincia. L'anno scorso, dice, scrise un appello al Comune in cui chiedeva di far rinascere il sabato sera a Pistoia in maniera "sana". «Noi ragazzi ci accontentiamo di poco: ci incontriamo in piazza Mazzini, facciamo due chiacchiere e siamo già contenti. Il problema è che quando piove non possiamo stare sotto l'acqua. Ci vorrebbe uno spazio libero in cui possiamo incontrarci. D'inverno l'unica alternativa è rinchiuderci in un locale e consumare. Ma non tutti se lo possono permettere. E poi c'è anche chi, un po' più sbandato, si prende una sbronza». Il tuo appello che fine ha fatto? «Mi pare che non sia cambiato niente. C'è una distanza abissale tra i ragazzi e il palazzo. Non ci sono mai occasioni di confronto con la politica». Potreste organizzarle voi studenti. «Sì, è vero: potremmo organizzare un incontro a scuola, anche se non è facile chiamare a parlare degli esterni alle assemblee. In ogni caso quello che manca è una persona di riferimento in Comune: se abbiamo un'idea non sappiamo chi chiamare. Manca un canale di comunicazione». Avresti già idee da proporre? «Ce ne sono molte. La prima riguarda la biblioteca San Giorgio che è il fiore all'occhiello della città: un capolavoro il cui merito va riconosciuto al Comune. Se non ci fosse quella, per noi ragazzi non ci sarebbe nulla. La sera però è chiusa. Per questo proporrei di organizzare alcune aperture serali. Poi c'è la sala conferenze della biblioteca, in cui potremmo organizzare alcune iniziative, ma è troppo costosa: per gli studenti bisognerebbe trovare un accordo». A parte la San Giorgio? «Il Melos: anche quello è a pagamento. Abbiamo chiesto informazioni sia per le sale prove, visto che suono in un gruppo musicale, sia per organizzare qualche serata, con concerti o jam session, ma costa molto. Qualche ragazzo, inoltre, un po' di tempo fa aveva proposto l'idea di organizzare una rassegna musicale al teatro Bolognini. Ma anche quello, ovviamente, costa troppo». Con il tuo gruppo dove provi? «Allo Spazio Giovani sul viale Adua: lì si spende un po' meno, anche se è sempre a pagamento. Altrimenti proviamo in qualche spazio disponibile vicino a casa mia, alla Cugna. Ad esempio utilizziamo locali della parrocchia. La cosa assurda è che adesso ci sono più spazi liberi nelle frazioni che in centro città». Dalla Cugna i trasporti sono buoni? «Ci sono tre o quattro corse utili nell'arco della giornata: le ultime sono una intorno alle 18.30 che sale e un'altra verso le 20 che scende. Inutile dire che sono troppo poche. La sera, poi, non passa nessun autobus. Se dobbiamo andare a Pistoia, ci devono accompagnare i nostri genitori». Dei festival pistoiesi cosa pensi? Dialoghi sull'uomo, ad esempio. «Non ci sono mai andato». E il Festival Blues? «Il luglio è l'unico mese in cui Pistoia vive. Il Blues è un bel momento per noi giovani e non è vero che è solo un'occasione per sbronzarsi, come molti dicono. Io però ai concerti in piazza non ci sono mai andato. Non mi interessano. La Giostra dell'Orso, invece, coinvolge i giovani anche per l'evento in sé: facciamo il tifo per il proprio rione».
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