Il Tirreno

Pistoia

LA RIEVOCAZIONE. Il figlio: «Piangevo, i nazisti mi dissero di tacere altrimenti mi uccidevano»

Trucidata col bimbo in braccio

Saverio Melegari
Modesta Rossi col figlio Gloriano
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Modesta Rossi col figlio Gloriano

Una piazza e una scuola intitolate alla partigiana

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PISTOIA.Quando una immagine ti colpisce al cuore, non basta una vita intera per togliertela dalla testa. Se poi ti trovi davanti un plotone di esecuzione che, senza nessun ritegno, ti uccide sotto gli occhi tua madre ed il tuo fratellino di appena tredici mesi, non potrai mai pensare di essere nel bel mezzo di un set cinematografico.  È quanto successe il 29 giugno 1944 a Mario Polletti che, nelle colline aretine fra Bucine e Civitella Val di Chiana, vide morire e gettati nel fuoco la madre Modesta Rossi e l'ultimo di cinque figli, Gloriano, che aveva compiuto da poco un anno. In quel rastrellamento rischiò l'esecuzione anche Mario perché stava piangendo ed un fascista lo prese per un orecchio e gli disse: «Stai zitto, altrimenti ammazziamo anche te».  «Ed anche quando stavano giustiziando mia madre e Gloriano - racconta oggi - eravamo nei pressi, sotto i colpi di fucile che ogni tanto partivano ad altezza uomo, ma che servivano per impaurirci».  Da cinquant'anni Mario vive a Pistoia con Bruna Dominici e, dopo più di quaranta anni di silenzio, ha deciso di far conoscere la storia della madre anche qui dove a Modesta Rossi, l'unica donna toscana ad aver ricevuto la medaglia d'oro al valor militare, sono state intitolate una piazza a Quarrata il 3 novembre, assieme a Torello Giuntini, e la scuola elementare di Ponte alla Pergola, a pochi metri di distanza da dove Polletti vive.  In quattro fratelli partirono nel dopoguerra per venire qua: due trovarono fortuna a San Pierino Casa al Vescovo, gli altri a Quarrata. Ed è il motivo delle tue intitolazioni.  Ma è la storia che non ancora tutti conoscono.  «Nostro padre Dario era militare - racconta Mario Polletti - e dopo l'8 settembre 1943 stava fra le colline insieme agli altri partigiani. Ad accudirci pensava nostra madre, che faceva da portaordini dalla Maremma al Casentino per i partigiani. Doveva badare cinque figli: Giovanni di 9 anni, io di sette, Giovanni di cinque, Gualtiero di tre e Gloriano di soli 13 mesi. Nell'episodio scatenante di quella mattanza fu protagonista mio padre che, insieme ad altri, uccise due tedeschi. Le rappresaglie venivano fatte così: per ogni soldato ammazzato, dovevamo morire dieci italiani ed in questo caso il destino era segnato per venti. Visto che tutti ci conoscevamo da quelle parti, i fascisti della zona fecero il nome di mio padre ed i tedeschi arrivarono a casa nostra il 29 giugno 1944».  Ma Dario non era in casa, si trovava sulle colline insieme agli altri partigiani ed allora si scatenò la rappresaglia. «Eravamo in un borgo di case - ricorda ancora Polletti con le lacrime agli occhi - ed arrivarono i tedeschi accompagnati da qualche fascista che si era mascherato. Iniziarono con il bruciare le case, le stalle e tutti gli animali. Interrogavano mia madre perché sapevano chi era suo marito. Io piangevo perché avevo paura e mi presero per un orecchio ordinandomi di tacere altrimenti mi avrebbero ucciso: ci portarono tutti ad un muretto dietro casa e fucilarono i primi cinque gettandoli poi nel fuoco. Nel frattempo continuavano ad interrogare mia madre che taceva, avendo mio fratello Gloriano in braccio: visto che non parlava glielo strapparono di mano, lui urlava ed allora gli perforarono il petto con la baionetta e lo fecero bruciare davanti agli occhi di mia madre Modesta e di noi fratelli. Non contenti, strapparono i vestiti alla mamma e con la stessa baionetta insanguinata la colpirono mortalmente sotto un seno ed anche lei fu buttata nel fuoco. Per un bambino che vede cose del genere i ricordi sono troppo duri, per me è difficile dimenticare».  Questa storia è stata raccolta in un libro («Quel giorno d'inizio estate», scritto da Mauro Meschini) che ha fatto conoscere Modesta Rossi anche a Pistoia grazie al lavoro di Mario Polletti.  «Fu presentato il libro nel 2009 a Bonelle - conclude il figlio di Modesta Rossi - e chiesi all'amministrazione comunale se era possibile dedicarle una strada. Ora è arrivata l'intitolazione della scuola di Ponte alla Pergola proprio a poche centinaia di metri da dove abito e non posso che ringraziare tutti quanti, compreso il sindaco di Quarrata Sabrina Sergio Gori che si è impegnato per l'intitolazione di una piazza».

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