Il Tirreno

Pistoia

Idee e iniziative, ma non abbiamo spazi

Marta Quilici
Il flash mob in piazza del duomo in cui i ragazzi si sdraiarono iniziando a leggere ad alta voce il loro libro preferito; sopra a sinistra Elvira Minutillo e a destra Sarra Kalfallah
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Il flash mob in piazza del duomo in cui i ragazzi si sdraiarono iniziando a leggere ad alta voce il loro libro preferito; sopra a sinistra Elvira Minutillo e a destra Sarra Kalfallah

I ragazzi del Comitato Forteguerri: «Difficile il rapporto con le istituzioni»

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 PISTOIA. Si arrabbiano quando si sentono dire "siete il futuro". Loro "sono il presente".  E lo hanno dimostrato alla città organizzando l'anno scorso un ciclo di incontri culturali sul Globo. Sono gli studenti del Comitato Forteguerri Organizzato: a dicembre riproporranno un altro incontro sul tema dell'immigrazione e dell'inclusione.  Le loro iniziative non sono mai autoreferenziali: non si rivolgono solamente ai loro coetanei, ma a tutta la città.  La loro è una voce propositiva, che sollecita la discussione, declinata al presente e non a un futuro ipotetico che per i giovani arriva sempre più tardi.  Che cos'è il Cfo?  «Il Comitato Forteguerri organizzato - spiega Elvira Minutillo, IV A Pedagogico - è formato da un gruppo di ragazzi che vogliono dimostrare il loro interesse per ciò che accade in città e in Italia, che vuole proporre spunti di discussione, approfondimenti, e parlare non solo al mondo giovanile, ma a tutta la collettività».  In concreto?  «Da febbraio a maggio abbiamo organizzato un ciclo di incontri all'aperto, sul Globo, dal titolo "Sapere in Comune": erano una sorta di lezioni in piazza, che duravano un intero pomeriggio. Per la prima, a febbraio, abbiamo coinvolto i professori della nostra scuola, il liceo classico, che hanno parlato di cultura e di attualità. Per l'incontro di marzo abbiamo invitato esperti che parlavano di storia locale e cultura pistoiese. Il terzo incontro, invece, è stato sul tema del lavoro e vi hanno partecipato lavoratori di aziende in crisi, sindacalisti e l'assessore provinciale al lavoro. Il quarto, invece era sul referendum sul quale abbiamo preso posizione per i quattro Sì».  Siete un movimento politico?  «Prendiamo e abbiamo preso delle posizioni politiche, ma lo facciamo sempre di testa nostra: non siamo pilotati da nessuno. Soprattutto il movimento non si riconosce in nessun partito specifico».  Le vostre iniziative si rivolgono solo agli studenti?  «Assolutamente no. Anzi. Sapere in Comune è nato per rispondere a un vuoto politico, culturale e sociale della nostra comunità. Erano incontri rivolti a tutti e infatti vi hanno sempre partecipato molte persone, tra cui molti adulti».  Le istituzioni vi hanno aiutato?  «Ecco, è forse venuto il momento di toglierci un sassolino dalla scarpa - spiega Damiano Suppressa, ex liceale che quest'anno frequenta il primo anno di scienze politiche -. Per il ciclo di lezioni all'aperto abbiamo chiesto la collaborazione del Comune: inizialmente, a parole, c'è stata la massima disponibilità. Addirittura ci avevano offerto la sala maggiore del Comune per questi incontri. Poi però quindici giorni prima del primo appuntamento hanno ritirato la proposta, dicendoci che la sala maggiore la domenica è chiusa e che aprirla appositamente per noi sarebbe costato troppo. Abbiamo così optato per la piazza che si è poi dimostrata una scelta vincente. Per il primo incontro il Comune ci ha fornito le sedie per il pubblico. Poi non si è fatto più sentire e ci siamo arrangiati per conto nostro. Dal Comune nessuno è mai venuto ai nostri incontri. Dalla Provincia, almeno, qualcuno ha partecipato».  Ma cosa potrebbe fare per voi il Comune?  «Noi ci riuniamo spesso, ma sempre in un bar: non abbiamo spazi per fare le riunioni. Le istituzioni - aggiunge Alice Breschi, IV A Pedagogico - dovrebbero essere liete che ci siano giovani interessati al bene comune e alla città, invece nessuno ci ha mai chiesto se avevamo bisogno di qualcosa».  E alla scuola cosa chiedete?  «Stiamo portando avanti una petizione - spiega Lucrezia Lombardi, IVF Pedagogico - che ha raccolto già centinaia di firme tra studenti e genitori di varie superiori in cui chiediamo ai presidi di mettere a disposizione degli studenti, quando la scuola è aperta, uno spazio pomeridiano in cui riunirsi. In realtà ci è già stato detto che sia la nostra scuola che la Provincia non ce lo permetteranno. Noi, però, ci proviamo lo stesso».  Avete in programma altre iniziative quest'anno?  «Stiamo organizzando - spiega Damiano - due giornate informative a sostegno della campagna "L'Italia sono anch'io" promossa da Acli, Caritas, Arci e Libera per chiedere il riconoscimento della cittadinanza ai ragazzi nati in Italia, figli di stranieri: il 3 dicembre faremo un flash mob sul Globo in cui metteremo in scena una sorta di lezione di italiano con cattedra e banchi di scuola. Il 4 dicembre poi, sempre sul Globo, organizzeremo delle lezioni all'aperto con un intervento di alcuni costituzionalisti che spiegheranno la legge, di un sociologo e di alcuni ragazzi nati in Italia, ma figli di stranieri».  Tra questi ci sarai anche te, Sarra?  «Sì, certo. Io sono nata a Pistoia - spiega Sarra Kalfallah, studentessa di II D del Pedagogico - e sono sempre vissuta qui. Ma i miei genitori sono tunisini. Fortunatamente ho la cittadinanza italiana, anche perché mio padre è in Italia dal 1988, quindi dopo 10 anni è riuscito a prenderla. Racconterò, comunque, la mia storia».

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