Sicurezza
Il Dossier sulle povertà 2011 fotografa una città invisibile ma in crescita
Grido d'aiuto dalle famiglie
Elisa Pacini
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Alla sartoria del Centro Mimmo si riciclano vestiti usati Ai centri sempre più spesso genitori e figli insieme
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PISTOIA. Sempre più famiglie nella morsa della povertà. A metterlo in luce è la lente della Caritas che, attraverso i dati raccolti dai sette centri d'ascolto diocesani distribuiti tra Pistoia, piana e Montalbano meridionale, fotografa un territorio piegato dalla crisi del lavoro che ancora non vede un' inversione di tendenza alla crescita della povertà costante negli ultimi quattro anni. Le storie e i racconti ascoltati durante la presentazione del Dossier sulle povertà e le risorse 2011 sono quelli di una città troppo spesso "invisibile" che tramite i responsabili e i volontari della Caritas ha parlato direttamente alle autorità militari e civili, ai politici in carica e ai possibili protagonisti della tornata elettorale della prossima primavera, radunati nella folta platea dell'aula magna del seminario vescovile. L'analisi statistica esposta da Stefano Simoni dell'Osservatorio sulle povertà si è basata sul confronto tra i primi semestri degli anni dal 2008 al 2011. Se rispetto all'anno scorso, i dati sono pressoché stabili, è impressionante vedere come il numero di persone che si è recato ad un centro per chiedere aiuto sia aumentato negli ultimi quattro anni, passando dalle 760 del 2008 ai 1254 dei primi sei mesi del 2011. La tendenza preoccupante è la maggior dipendenza dai centri se si pensa che nel primo semestre di quest'anno il 40% di chi ha bussato alle porte della Caritas, è tornato al centro più di 6 volte (praticamente una al mese) mentre 4 anni fa la maggior parte delle persone faceva visita una sola volta all'anno. Le percentuali di italiani e stranieri che chiedono aiuto sono sempre più vicine e fanno di Pistoia una peculiarità nella regione. Se in Toscana gli stranieri sono i tre quarti degli ascoltati, a Pistoia gli italiani sono quasi la metà (45,6%) del totale mentre tra gli stranieri aumentano le richieste da comunità residenti da molti anni sul territorio come quella albanese: segno che la povertà è sempre meno sinonimo di immigrazione e più di perdita del lavoro. Chi si reca al centro d'ascolto (nel 2010 sono state 1.693 le persone accolte), è sempre più spesso un rappresentante di un intero nucleo familiare. La spia del crescente disagio delle famiglie è il numero triplicato negli ultimi quattro anni dei figli conviventi di chi chiede aiuto (erano 556 nel 2008, ora sono 1.544), un dato che elaborato con una stima verosimile dalla Caritas parla di 4.173 persone in carico ai centri d'ascolto. La crisi del lavoro è trasversale nelle varie voci del dossier sulle povertà. Anche se i disoccupati che si rivolgono alla Caritas sono diminuiti (dal 71,6% del 2008 al 64,6% di quest'anno) c'è una preoccupante crescita di chi dietro ai problemi familiari cela la perdita del lavoro di figli o coniuge (dal 7,8% ad oltre il 12% in quattro anni). E se la prima richiesta d'aiuto (per quasi il 50% del totale) è di beni e servizi materiali, c'è un aumento di domande di sussidi economici. Sulle richieste accolte, la Caritas ha stimato un impegno di 341.000 euro per il 2011 (senza contare la mensa don Siro o gli aiuti del Fondo diocesano Famiglia- Lavoro), in costante aumento negli ultimi anni dai 225.000 euro del 2008.
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