Il Tirreno

Pistoia

Dal turismo un argine contro la crisi

Marco Innocenti

La città ha tutte le credenziali per sfruttare a dovere la risorsa

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Tanti, troppi negozi, anche storici, con le serrande abbassate in centro. I segni della crisi, accentuati dalla vicenda AnsaldoBreda che ha ripercussioni su tutta la città, sono sempre più evidenti e profondi. Nel caso del commercio al dettaglio, quello tradizionale delle famiglie pistoiesi, oltre al peso della congiuntura sono da mettere in conto dinamiche, come documentiamo in questa pagina, che mettono sempre più in difficoltà gli operatori.  I prezzi dei fitti e, più ancora, dei fondi hanno raggiunto vette che di fatto escludono le conduzioni familiari dalla possibilità di gestione. I proprietari degli immobili spesso preferiscono tenere i locali chiusi piuttosto che rivedere le pretese, nella speranza che prima o poi si faccia avanti qualche grande catena disposta a pagare la somma richiesta, in particolare nelle aree di pregio. Risultato: parecchie attività della tradizione alla fine gettano la spugna o sono costrette a trasferirsi in zone più periferiche, dove i fitti sono - per ora - più alla portata.  In una situazione del genere, sostengono le associazioni dei commercianti, sarebbe fondamentale trovare in un maggior flusso turistico di qualità la linfa per sopperire alla crisi e al trend degli affitti. Citano il caso Lucca, città con caratteristiche simili, con un centro storico caratterizzato da circa 800 negozi (a Pistoia si calcola che siano un migliaio). Fino ad una quindicina di anni fa anche per Lucca il turismo era quasi sconosciuto: pochi alberghi, poche iniziative, nessuna promozione. Oggi invece si valuta che il 70-80% degli incassi annuali di un negozio sia dato dai visitatori, in assenza dei quali molte attività potrebbero chiudere.  Cosa è successo? Commercianti, associazioni di categoria, Camera di Commercio, Provincia, Comuni, Apt, Fondazioni bancarie hanno fatto fronte comune per individuare eventi di richiamo in grado di richiamare un qualificato pubblico internazionale, cercando di spalmare poi le manifestazioni su tutto l'arco dell'anno, con particolare riguardo ai mesi considerati morti, da novembre a Pasqua. L'obbiettivo non è stato completamente raggiunto, ma i passi in avanti sono stati enormi e oggi Lucca pullula di attività ricettive (hotel, bed and breakfast, affittacamere, case e ville-vacanza, aree camper), di pubblici esercizi e nuovi negozi che si avvantaggiano del flusso turistico. Un paio di settimane fa la mostra dei Comics ha avuto ad esempio 160mila presenze in quattro giorni: non si trovava una stanza per dormire, negozi, bar e ristoranti erano strapieni. Gli organizzatori indicano intorno ai 2 milioni e mezzo di euro la cifra spesa a Lucca dai visitatori. Di fatto il turismo, legato al commercio, è diventata la prima economia della città.  Una traccia che Pistoia potrebbe seguire?  I requisiti ci sono tutti: splendida città d'arte, pulita, ben tenuta e affascinante, culturalmente e intellettualmente vivace, con un buon numero di eventi di grande spessore già in calendario. Perché escludere una più mirata attenzione ad una programmazione e una promozione turistica, utili e necessarie per sfruttare al meglio una risorsa che, in tempi di crisi, pare sempre più irrinunciabile?  A Lucca, preoccupati per la chiusura dell'Apt, associazioni dei commercianti, Camera di Commercio, Provincia, Comuni e Fondazioni bancarie stanno lavorando per istituire una fondazione che si occupi di programmazione e promozione, elementi imprescindibili perché il turismo continui a crescere. Qui si nota dalle dichiarazioni di commercianti e amministratori che, al di là di qualche distinguo, l'obbiettivo di fondo è comune e condiviso. Non resta che avviare il necessario dialogo per trovare le migliori soluzioni, nell'interesse di tutta la città.  

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