Sicurezza
Serie di richieste alla Regione e alla Provincia
Stop ai danni degli ungulati mobilitata la Coldiretti
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PISTOIA. È partita da Pistoia la mobilitazione regionale e nazionale della Coldiretti contro il flagello degli ungulati. All'appuntamento, nella sala riunioni dell'associazione, hanno partecipato i consigli direttivi di tutte le province toscane, il vice-presidente del consiglio regionale Roberto Benedetti (Pdl), il capogruppo della Lega Antonio Gambetta Vianna ed il consigliere (Pd) Gianfranco Venturi, oltre agli assessori provinciali Mauro Mari e Rino Fragai. Il presidente Coldiretti Riccardo Andreini e ill direttore Francesco Sossi ribadiscono la necessità di rispettare «il diritto-dignità dell'impresa a produrre. Gli agricoltori mettono in conto che un 10% della produzione possa andare perduto a causa della presenza di animali selvatici, ma non è più tollerabile che un'impresa venga messa in ginocchio». La Coldiretti avanza quindi proposte per ridefinire le aree vocate, considerando il carico complessivo delle diverse specie e per avere una "presenza zero " nelle aree non vocate. «Occorre - sottolinea l'associazione - che le quote di abbattimento per ogni zona possano essere riviste durante l'anno e velocemente, perché un gruppo di cinghiali a distruggere un campo di ortaggi ci mette una notte. Inoltre i risarcimenti arrivano anche a distanza di 15 mesi dal danno». Tra gennaio e marzo 2011, per la carenza di cibo, i cervi ed i caprioli si sono nutriti dei germogli delle piante di diversi vivai, ma il vivaista danneggiato avrà il risarcimento parziale del danno non prima del marzo 2012. Secondo Coldiretti, oltre che del tutto insufficienti a coprire i danni vivi ai frutti, i risarcimenti non prendono poi in considerazione quelli alle strutture, come i muri a secco, e alle piante: «Il cervo che mangia l'uva, forse rovina per sempre la vite». Di conseguenza, dice l'organizzazione, «occorre ridefinire i valori medi dei rimborsi per le varie colture, tenendo conto anche dei danni pluriennali e velocizzare i tempi di erogazione». La Coldiretti esamina quindi il il piano regionale agricolo forestale (Praf) all'interno del quale ci sono gli indirizzi per la gestione faunistico/venatoria. Le Province debbono stabilire la programmazione per riportare il numero degli ungulati nei limiti di sostenibilità ambientale e di compatibilità con l'attività agricola. L'organizzazione chiede pertanto di rivedere il tetto dei prelevamenti e gli obbiettivi dei piani di abbattimento degli ungulati; di anticipare la data di apertura della caccia al cinghiale ed ampliare i periodi di caccia oltre i normali calendari in presenza di superamento delle soglie di densità sostenibile; di censire in modo corretto la presenza degli animali; di garantire efficaci interventi di controllo nelle aree non vocate. La Coldiretti sollecita anche la definizione di accordi con tutti i titolari della gestione delle aree a divieto di caccia, la promozione e la realizzazione di intese con gli agricoltori interessati alla installazione di sistemi di prevenzione dei danni (sostenendone i costi relativi), l'attuazione di sistemi di controllo per limitare i danni provocati da storni e piccioni. La Coldiretti chiede poi che sia assicurato il diritto al risarcimento del danno in base alle stime che tengono conto sia del valore del prodotto perduto che dei danni pluriennali e permanenti alle strutture produttive ed agli impianti. E.F.
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