Il Tirreno

Pistoia

«Scelte preoccupanti»

Perplesso anche Oreste Giurlani

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 S.MARCELLO. «Sono molto preoccupato delle scelte che vengono operate in montagna pistoiese riguardo al nuovo assetto istituzionale. Non tanto perché costituisce la fine della Comunità montana in se stessa, ma perché essa, nel bene e nel male, rappresenta una fonte di reddito per la montagna. Le deleghe di cui è titolare costituisco un giro di sette otto milioni di euro. Una somma importante».  Lo dice il presidente Uncem (Unione nazionale comuni montani e enti montani), Oreste Giurlani, che già nei primi di novembre, aveva scritto ai comuni montani che la Regione stava per approvare la nuova legge di riordino delle autonomie locali. Disse che «nel frattempo molte Comunità montane avevano già avviato il percorso di trasformazione in unioni di comuni, unici livelli di governo che da quest'anno godranno dei contributi regionali in quanto forma associativa dei comuni».  La lettera proseguiva con l'invito a lavorare rapidamente per un percorso di innovazione istituzionale. «Vorrei fare un esempio: nella Mediavalle del Serchio è tutto pronto per la trasformazione in Unione Speciale. Andiamo dal notaio. Così entro l'anno le funzioni passeranno all'Unione e ci sarà continuità nelle politiche della montagna in questa zona». Interessante è sapere cosa hanno scelto altri comuni della Toscana che si trovano nelle condizioni simili a quelle della Montagna Pistoiese «Su 13 comunità montane, 12 hanno scelto la strada di trasformarsi in unioni speciali. A differenza della montagna pistoiese».  Le ragioni di quelle scelte non sono difficili da capire: mantenere le deleghe e con esse il personale, finanziamenti e possibilità di investimenti. Inoltre non essendo le Unioni comprese nel patto di stabilità, come per esempio il comune di San Marcello e la Provincia di Pistoia, non hanno limitazioni nei pagamenti e quindi sono in grado di evitare lungaggini burocratiche. «La nostra è l'unica Comunità montana della Toscana ad aver operato la scelta che comporterà di "regalare" alla Provincia oltre sei milioni annui di euro e oltre 60 dipendenti. Non è condivisibile» dice Lorenzo Fini, rappresentante del sindacato unitario interno della Comunità montana. S.R.

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