Il Tirreno

Pistoia

«La montagna perderà 60 posti»

Sauro Romagnani
«La montagna perderà 60 posti»

Duro attacco dei sindacati ai sindaci, nel mirino soprattutto Strufaldi

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 S.MARCELLO. Forte contestazione di dipendenti e sindacati sulle decisioni assunte dalla giunta dei sindaci della Comunità montana. «La soluzione prospettata dalla giunta - si legge in un comunicato - di trasferire tutte le competenze della Comunità montana all'amministrazione provinciale, rappresenta una situazione preoccupante per il sistema economico della montagna, e pertanto ci trova completamente in disaccordo». Sotto accusa la politica che «di fatto, abdicando al proprio ruolo, comporta a nostro avviso un prezzo troppo alto per il territorio della montagna e per i suoi cittadini».  Questo si legge in un comunicato stampa firmato dalla Rsu comunitaria e dalla Cgil e Cisl funzione pubblica, emanato dopo una burrascosa riunione che si è tenuta alla presenza dei sindaci di San Marcello, Marliana, Cutigliano, Abetone, Piteglio, assenti quelli di Montale, Sambuca e Pescia. Il comunicato prosegue con una forte critica negativa all'operato del sindaco di San Marcello, Carla Strufaldi, per non aver sostenuto gli interessi del territorio montano e soprattutto di non difendere i posti di lavoro, circa 60, che se ne andranno dalla montagna.  Il comune di San Marcello Pistoiese è «nucleo centrale della Comunità Montana - si legge - e sotto questo aspetto sorprende proprio la posizione del suo sindaco, nonché assessore al personale della Comunità, che pare accettare di buon grado questa soluzione, se non esserne addirittura il portabandiera». Altra pesante contestazione sta in quanto già anticipato nei giorni scorsi, quando si è pubblicata l'idea di chi sosteneva che le deleghe, attualmente detenute dalla Comunità montana, una volta passate alla Provincia sarebbero state restituite successivamente all'Unione. Il comunicato precisa che solo una "parte" eventualmente dei posti di lavoro e delle funzioni tornerebbero indietro. Questo perché ad oggi non esiste un accordo politico certo e dubbia è la volontà di volerlo, eventualmente, realizzare. Il finale del comunicato è un'accusa agli amministratori, accusati di essere incapaci di decidere per il bene della montagna, ma anche incapaci di trovare le ragioni per le quali l'ente si trovi nelle attuali grosse difficoltà: «la rinuncia a gestire oltre 6 milioni di euro all'anno di risorse che transitano dalla Comunità, e che concorrono in modo non marginale a mantenere vivo il tessuto produttivo della zona, oltre alla gestione dell'ingente patrimonio immobiliare in disponibilità dell'ente, che consta anche di infrastrutture rilevanti dal punto di vista economico, e che, se opportunamente gestito costituirebbe ulteriore fonte di risorse investibili sul territorio».  «la decisione della politica di risolvere la questione - conclude il sindacato - sicuramente complessa, in cui si trova oggi la Comunità, delegando ad altri, e di fatto abdicando al proprio ruolo, comporta a nostro avviso un prezzo troppo alto per il territorio della montagna e per i suoi cittadini, che non può essere giustificato soltanto dalla situazione che si è venuta a creare nell'ente, che deve invece essere risolta con un'azione di governo forte, mirata all'individuazione delle responsabilità ed alla riorganizzazione di quello, che pur con mille problemi, è e continuerà ad essere un ente di strategica importanza per il territorio montano che rappresenta».

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