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"Fughe", polemica tra Asl e medici
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Una équipe medica al lavoro in sala operatoria Dura presa di posizione del sindacato contro le spiegazioni dell'azienda
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PISTOIA. Scoppia la polemica tra medici e Asl sulla questione delle fughe. L'Intersindacale dei medici della azienda sanitaria di Pistoia interviene nel merito del problema della mobilità passiva dei pazienti dal territorio provinciale affermando che la risposta fornita dalla direzione aziendale è totalmente non corrispondente a quanto documentato dai dati e dalla realtà. Nei giorni scorsi l'azienda sanitaria aveva diffuso un comunicato nel quale sosteneva che il 30% delle "fughe" è rappresentato da prestazioni (cardiochirurgia, neurochirurgia...) per le quali i residenti pistoiesi dovranno continuare a rivolgersi presso i centri di riferimento regionale perché richiedono un livello di specializzazione elevato. «Sostenere - si legge nel comunicato dell'Intersindacale medici - che annualmente un numero di ricoveri compreso fra 10mila e 15mila su di un totale di 40-45mila afferiscano a strutture di neurochirurgia o cardiochirurgia corrisponde a sostenere sia una incidenza di queste patologie nel territorio pistoiese assolutamente fuori dall'ordinario e, comunque, meritevole di un'approfondita indagine come caso unico al mondo sia che tutte le strutture specialistiche di questo tipo presenti nella regione toscana dovrebbero essere impegnate per soddisfare il bisogno dei pazienti pistoiesi». Secondo i medici, dai dati emerge un profilo della problematica "fughe", drammatica sul piano quantitativo, che vede pazienti affetti da patologie di vario tipo, medico e chirurgico anche di bassa complessità, ricoverarsi in strutture ospedaliere di livello equivalente a quelle presenti nella rete pistoiese o in strutture di eccellenza. «Nel contesto locale - prosegue la nota - hanno concorso ad incrementare nel tempo il volume delle "fughe" carenze di progettualità organizzativa del management sanitario documentate anche dall'estensione temporale delle liste di attesa, la mancanza di qualunque politica aziendale oculata e lungimirante di sviluppo e potenziamento delle risorse professionali, una pessima gestione delle relazioni con la componente professionale ed il depotenziamento di molte strutture cliniche».
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