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Pistoia

Breda, esplode la rabbia delle maestranze

Breda, esplode la rabbia delle maestranze

Nel presidio in fabbrica lo spettro degli esuberi, della mobilità e della cassa integrazione

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 PISTOIA. Mille e cento persone in attesa di futuro. Tanti sono i lavoratori dello stabilimento di via Ciliegiole. Oltre trecento sono operai dell'indotto, centinaia sono negli uffici, impiegati, ingegneri e progettisti. Il resto, sono operai. Ieri per un'ora la produzione si è bloccata: i lavoratori hanno incrociato le braccia dalle 10 alle 11 per contestare il piano di riassetto presentato dall'ad di Finmecanica, Giuseppe Orsi. Un piano che sentenzia una volta per tutte la volontà di Finmeccanica di liberarsi del fardello in perdita AnsaldoBreda.  Un piano che sentenzia una volta per tutte la volontà di Finmeccanica di liberarsi del fardello in perdita AnsaldoBreda. Dopo tanti annunci, smentite e cambi di rotta, il resoconto emerso dal cda di Finmeccanica di lunedì non lascia spazio a dubbi. Per contestare il progetto della holding del Ministero del Tesoro i metalmeccanici di tutto il settore ferroviario nazionale si daranno appuntamento venerdì della prossima settimana, il 25, a Roma, per una manifestazione a sostegno del comparto.  «I lavoratori del ferroviario chiedono di essere utili per lo sviluppo di questo paese - scrivono Fiom, Fim e Uilm nazionali in una nota distribuita durante lo sciopero -, mettiamoli in condizione di farlo».  Mobilità, cassa integrazione, prepensionamenti, esuberi: sono queste le parole che in questi giorni risuonano tra i reparti. Tutte declinazioni dello stesso concetto: ristrutturazione vuol dire tagli...  «Questa crisi - afferma Mirco Vaiani, operaio addetto al collaudo, in Breda dal 1981 - è peggiore di altre, compreso quella del '92 (con la chiusura di Efim). Allora, almeno, sapevamo cosa ci aspettava. Adesso, invece, non si sa niente. L'unica cosa che capiamo è che "ristrutturazione" significa riduzione del personale, cassa integrazione, mobilità, prepensionamento. La cassa integrazione 2011 sta per scadere: è stata fatta a rotazione. Per il 2012 ancora non sappiamo che cosa è previsto». Le parole d'ordine, ieri mattina, erano «nessuno è immune ai tagli». «Non c'è oggi - spiega Diego Breschi della Rsu - chi può ritenersi al riparo dai tagli. Non ci sono reparti protetti. Neppure gli uffici. Oggi è tutto messo in discussione. Il 25 a Roma vogliamo dimostrare che il nostro lavoro ci interessa». «Anche tra gli impiegati - conferma infatti Gianluca Zanetti - ci sono persone in cassa integrazione. Io lavoro come quadro nella progettazione ferroviaria. È dal 1991 che sono in Breda. Il clima è ancora di grande incertezza. L'unica cosa che mi pare certa è che, purtroppo, l'azienda scaricherà i problemi sui lavoratori. E nessuno può sentirsi al sicuro, neppure gli impiegati».  Tra le preoccupazioni c'è quella che una vendita di AnsaldoBreda potrebbe "decapitare" l'azienda pistoiese, cioè farla diventare una maxi officina di assemblaggio senza più la testa, la progettazione.  «Questo - continua Zanetti- è un pericolo anche se rimaniamo in Finmeccanica. Il fatto è che la holding finora si è accollata i problemi di AnsaldoBreda, mentre ora, all'improvviso, vuole scaricarla. Rimanere in Finmeccanica non è di per sé una sicurezza: sarebbe sciocco non aver presente cos'è accaduto ad Alitalia che, per cercare di rimanere italiana, alla fine ha prodotto più esuberi che se fosse stata ceduta. Il problema della vendita è relativo: il problema vero è la sopravvivenza. Se si continua ad accumulare perdite, se continua con la gestione malsana che ci siamo portati avanti per anni, se le attrezzature in officina sono le stesse che vi ho trovato 20 anni fa quando sono entrato, è chiaro che non si può stare al passo con gli altri concorrenti, peraltro ben più grossi di noi». Il piano di Orsi, finalmente messo nero su bianco, consiste nel trovare un partner per AnsaldoBreda che acquisti una quota di società, si accolli i debiti dell'azienda, faccia degli investimenti per renderla accattivante per il mercato e poi disfarsene. Tutto questo, nell'arco di 2-3 anni, stando a quanto ha dichiarato martedì.  Il futuro partner sarà sicuramente straniero, ma Orsi non ha chiarito se ci sono già offerte, chi le ha avanzate e cosa comporteranno. Per questo è ancora più atteso il piano di riassetto che Maurizio Manfellotto, nuovo Ad di AnsaldoBreda, aveva promesso di presentare già a partire dal 20 ottobre, ma che ancora non ha mostrato. Orsi nei giorni scorsi aveva detto che entro fine novembre sarebbe stato presentato, ma le forze sindacali, per il momento, non hanno in agenda alcuna data certa. Per un ragazzo di 26 anni, entrare in Breda, tempo, fa significava avere la sicurezza di un posto fisso: «Ora non è così - spiega Sergio Conti-. Io lavoro in Breda da tre anni e sono nel reparto taglio-cavi. In questo poco tempo ho sentito tante promesse, ma ho visto pochi fatti. In questa grande incertezza, personalmente spero l'azienda scelga di puntare sui giovani, anche se poi penso che forse io avrei più possibilità di ritrovare lavoro, rispetto, ad esempio, a un uomo di 50 anni, magari con la famiglia a carico». Giovanbattista Grasso, invece, di anni in Breda ne ha già passati 24: «E' dal 1987 che lavoro qui - racconta-. Sono saldo-carpentiere. Di cose in tutti questi anni se ne sono viste tante: crisi, lotte sindacali e anche momenti migliori di questi. La speranza è di continuare a vederne altre. Vorrebbe dire essere ancora a lavoro».

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