Il dolore
Spacciatori traditi dallo zucchero
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Il maggiore Vincenzo Maresca e il tenente Enrico Valeri con la droga Arrestati con un chilo di droga dai carabinieri insospettiti da una "strana" bustina
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PISTOIA. Avrebbe dovuto essere il loro diversivo: in caso di controlli, gettato fuori dal finestrino, sarebbe dovuto servire a distrarre le forze dell'ordine quanto basta per assicurarsi una chanche di fuga. Ma è stato proprio quel sacchettino pieno di zucchero a tradirli, ad insospettire i caraboinieri e a far scattare ai loro polsi le manette. Tre i cittadini albanesi che i Carabinieri del Norm della Compagnia di Pistoia hanno arrestato nella nottata dello scorso venerdì con l'accusa di detenzione al fine di spaccio di sostanza stupefacente. Complessivamente i militari dell'Arma hanno sequestrato 398 grammi di cocaina estremamente pura e 590 di eroina: valore sul mercato, una volta tagliata, oltre 200mila euro. A finire dietro le sbarre sono stati un imbianchino 36enne, Albert Marcja, regolarmente residente a Pistoia in via Gorizia 49, e due suoi connazionali temporaneamente ospiti nel suo monolocale: Xhati Bylyku, 26 anni, e Ilir Azizi, 40. I tre sono già stati interrogati dal gip del tribunale, che ne ha convalidato l'arresto disponendo poi per tutti la misura cautelare della custodia in carcere. L'arresto. Attorno alla mezzanotte tra venerdì e sabato, presso il casello autostradale, una pattuglia del Norm era intenta a controllare eventuali automobilisti che avessero alzato troppo il gomito. Ad un certo punto, l'attenzione dei tre carabinieri è stata attirata da una Mercedes station-wagon con due uomini a bordo che, sebbene il pedaggio fosse già stato pagato e la sbarra si fosse alzata, se ne stavano fermi al casello, come ad aspettare che i militari fermassero qualche altra auto per potersi allontanare indisturbati. Immediatamente, il carabiniere munito di paletta, insospettito, si è portato in mezzo alla carreggiata. A quel punto la Mercedes si è messa in movimento, accelerando. Gli altri due carabinieri, resisi conto del tentativo di fuga, hanno impugnato le loro mitragliette e le hanno sbarrato la strada: l'auto, frenando bruscamente, si è fermata a pochi centimetri dalle loro gambe. Lo zucchero. E' stato quando uno dei militari ha aperto la portiera del passeggero che, sul tappetino, ha scorto la bustina piena di polvere bianca, quella che, in teoria, avrebbe dovuto essere gettata dal finestrino per distrarre le forze dell'ordine proprio in un'occasione come quella. dalle loro gambe. Sospettando che potesse trattarsi di droga, i carabinieri hanno deciso di portare in caserma i due albanesi: invano Marcja, che era alla guida (l'auto è sua) e Bylyku hanno cercato di assicurare che in quella busta c'era solo zucchero. Una volta al comando di viale Italia, quasi con sconcerto, aprendo la bustina i carabinieri si sono accorti che i due dicevano la verità. Ma nel frattempo, altri militari stavano perquisendo la Mercedes: da un'intercapedine ricavata in uno dei sedili è saltato fuori un panetto di cocaina del peso di circa 300 grammi. La sostanza, compatta e sicuramente con un alto principio attivo, doveva ancora essere tagliata: venduta al dettaglio avrebbe fruttato circa 100.000 euro. Il laboratorio. A quel punto è scatatta la perquisizione a casa dell'imbianchino, un miniappartamento in affitto in via Gorizia. Come hanno spiegato il maggiore Vincenzo Maresca, comandante della Compagnia, e il tenente Enrico Valeri, comandante del Norm, è lì che, in un monolocale in cui praticamente tutto era ricoperto da un velo di polvere bianca, oltre a trovare il terzo albanese - Azizi - i carabinieri hanno scoperto i 590 grammi di eroina e gli altri 86 di cocaina, oltre a 7 chili di mannitolo (un edulcorante da tavola usato per tagliare lo stupefacente), un bilancino di precisione e vario copioso materiale per confezionare le dosi: in definitiva, un vero e proprio laboratorio. Di fronte al giudice delle indagini preliminari, Albert Mancja ha ammesso che tutta la droga era sua e che i due connazionali erano soltanto degli amici venuti a trovarlo. Quella trovata in auto, l'avrebbe acquistata quel pomeriggio ad Arezzo, da uno sconosciuto, mentre Bylyku, ignaro di tutto, se ne stava ad aspettarlo in un bar. Versione alla quale però il gip non ha dato credito, ritenendo i tre tutti implicati nel giro di spaccio.
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