Il Tirreno

Pistoia

Partner, rilancio e vendita

Giuseppe Orsi e un gruppo di operai della Breda
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Giuseppe Orsi e un gruppo di operai della Breda

Finmeccanica mette nero su bianco il destino della Breda

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 PISTOIA. Un partner, il rilancio e poi la vendita. La nota di Finmeccanica dopo la riunione del cda di lunedì sera ha messo nero su bianco le intenzioni del suo amministratore delegato Giuseppe Orsi: l'obiettivo, per la holding del Ministero del Tesoro, è «una partnership strategica e industriale, per sostenere il rilancio della società e consentire il suo progressivo deconsolidamento dal perimetro del Gruppo».  Così scrive Finmeccanica. In parole povere Ansaldo Breda verrà ristrutturata, rilanciata, ne verrà venduta una quota (necessariamente a un partner straniero, non essendoci in Italia aziende in grado di investire e di accollarsi i debiti del gruppo) e poi sarà ceduta. «Uscire dal perimetro della holding», «andare verso il deconsolidamento»: suonano come eufemismi che, in realtà, hanno un solo significato: nell'ottica di Orsi, AnsaldoBreda dovrà progressivamente uscire dal gruppo Finmeccanica. Ieri mattina il manager ha presentato il piano di riassetto agli analisti finanziari in una conference call a Londra: Finmeccanica ha chiuso i primi nove mesi dell'anno in perdita per 324 milioni. L'operazione, adesso è il riassetto del portafoglio e la riduzione dell'indebitamento e la strada annunciata da Orsi è di incassare un miliardo di euro entro il 2012 attraverso una serie di dimissioni e cessioni di quote societarie. E in prima fila per la vendita c'è proprio AnsaldoBreda. La presentazione del piano però non ha convinto i mercati: ieri Piazza Affari ha sospeso il titolo per eccesso di ribasso. Ovviamente non convince neppure gli 850 dipendenti dello stabilimento pistoiese (che arrivano a più di 1100 considerando anche gli operai dell'indotto di via Ciliegiole): da mesi i lavoratori ribadiscono la necessità che l'azienda di trasporti ferroviari rimanga in forze alla holding del Ministero del Tesoro. Dopo l'annuncio di vendita da parte di Orsi, a fine luglio, si sono susseguite smentite, dichiarazioni, inversioni di rotta. Mai una presa di posizione ferma e ufficiale. L'appuntamento di lunedì con il cda ha dovuto mettere in chiaro la situazione. «Ansaldo Breda - ha dichiarato Orsi - sarà appetibile anche da sola». Ad esempio, senza Ansaldo Sts, azienda che si occupa di segnalamento ferroviario e per il momento non oggetto del piano. Sarà più appetibile «soprattutto quando sarà ristrutturata».  Nella conference call l'ad si è sbilanciato anche sui tempi: «Pensiamo di poterla ristrutturare in modo energetico - ha detto proprio così, ndr - in 2-3 anni, riportandola in termini positivi». Ed è proprio questa ristrutturazione "energetica" che preoccupa gli oltre 2400 dipendenti dei quattro stabilimenti italiani del gruppo: il timore, che sta diventando sempre più una certezza, è che in programma ci siano tagli ed esuberi. «Adesso - ha proseguito Orsi - stiamo cercando un consolidamento nelle forme che ci consentiranno di massimizzare i vantaggi per noi e per AnsaldoBreda, che penso debba continuare a crescere».  Una crescita, però, che parlerà lingue straniere: nessuna società italiana avrebbe la forza di accollarsi debiti e investimenti per un nuovo decollo del gruppo pistoiese-napoletano. I nomi dei probabili compratori sono gli stessi che si susseguono da mesi: l'americana General Elettric, la francese Alstom, la spagnola Caf o anche Bombardier, già partner commerciale di Ansaldo Breda per la realizzazione delal commessa dei treni per l'alta velocità. Quello che è emerso con chiarezza è che la ricerca di un partner sarà finalizzata alla progressiva fuoriuscita di Breda dalla holding italiana. Marta Quilici Altro servizio a pagina 7

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