Gioco
IL CASO
«Nessuna iniziativa per ricordare i fatti di Kindu: perché?»
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SAN MARCELLO. «Che fine hanno fatto le memorie dell'eccidio di Kindu?». È questa la domanda che Luciano Marcacci, parente di uno dei 13 aviatori che nel 1961 persero la vita nell'ex Congo belga, mentre erano impegnati in una missione di pace della Nazioni unite, rivolge al sindaco di San Marcello, Carla Strufaldi. «Mi permetto di rubarle un piccolo spazio del suo prezioso tempo - scrive il signore - La data dell'11 novembre per lei sarà sicuramente un qualunque giorno del calendario (...) non mi stupisco quindi della sua "non conoscenza" in quanto persona, ma sono veramente stupito del fatto che, sia lei che altri che ricoprono cariche istituzionali in codesto Comune, siano all'oscuro o abbiano completamente rimosso dalla memoria storica "l'eccidio di Kindu" avvenuto l'11 novembre del 1961. Quella vicenda aprì una triste pagina della storia italiana (...). Tale tragedia non è mai stata veramente chiarita da parte delle Nazioni Unite, dal governo americano e soprattutto dai vari governi italiani. Basti pensare che "solo" nel 1994 (dopo ben 33 anni) i 13 avieri sono stati insigniti di medaglia d'oro al valore militare, ma sono sempre stati mortificati dal pressappochismo delle forze politiche avvezze a "passarci sopra"». «Mi sono recato - prosegue la lettera - al Sacrario di Kindu a Pisa dove, solo grazie ad associazioni e forze militari, abbiamo ricordato con una commemorazione i 13 caduti e devo dire che diversi sindaci italiani, pur non avendo nessun concittadino nell'elenco di quei defunti, hanno partecipato con la massima ufficialità che tale evento richiedeva (...). Non sono alla ricerca di patetiche manifestazioni di solidarietà, in quanto sono perfettamente al corrente di quali siano veramente le cose primarie per i politici in questo particolare momento (...) ma mi aspettavo o forse, più giustamente speravo, che ci fosse in tutti voi un piccolo flash di memoria come a volte è capitato per altri "personaggi locali". Forse, sarebbe stato sufficiente e non troppo oneroso un minuto di silenzio davanti al monumento ai caduti (...). Ricordi - conclude Marcacci - e cerchi di insegnare che la memoria è di tutti e non va mai cancellata».
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