Allarme del consigliere del Pdl Gargini che mette in guardia sui pericoli di eventuali ostruzioni
«Bomba idraulica ad orologeria»
Beatrice Faragli
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Il tratto di Fosso di Casale dalla parte a monte del vecchio campo sportivo di via Matteotti Fa paura il Fosso di Casale, tombato e senza verifiche da cinquant'anni
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CASALGUIDI. «Stiamo dormendo sopra a una bomba idraulica a orologeria». Nel caso in cui si verificasse l'evento piovoso massimo previsto in vent'anni, gran parte del territorio di Casalguidi subirebbe gravi danni a causa dell'esondazione del Fosso di Casale. Le vie Don Minzoni, Februari, Chiti, Martiri della libertà, Bugigattoli, San Biagio, Fucini, Fratelli Cervi, Borsellino e Falcone, le piazze Vittorio Veneto e Gramsci e il Borgo di Paoletto, fino alle case di via Dante Alighieri: questa l'area che verrebbe investita da una ventina di centimetri d'acqua. La denuncia è del capogruppo di minoranza, Alessio Gargini. «Dallo studio idrologico-idraulico del 2006 commissionato dal Comune a corredo del regolamento urbanistico, emerge chiaramente la pericolosità del Fosso di Casale (dalla parte a monte del vecchio campo sportivo di via Matteotti fino alla fine del tratto coperto lungo il viale Europa) - spiega il consigliere d'opposizione - Dopo i recenti e drammatici avvenimenti alluvionali che hanno colpito vaste zone della Liguria e della Toscana, cresce il richiamo dei politici per la messa in sicurezza delle aree con criticità». «Sotto questo aspetto - continua Alessio Gargini - a Serravalle pistoiese sono state impegnate risorse economiche più per correggere errori di pianificazione urbanistica che, invece, per sistemare situazioni strutturali pericolose come quelle dell'abitato di Casalguidi». Ma le preoccupazioni non finiscono qui, ed è già pronta una mozione firmata da Alessio Gargini per ottenere un impegno della giunta Mochi a prendere iniziative urgenti sul corso d'acqua casalino. «Il fosso - spiega infatti il consigliere - risulta tombato per oltre 500 metri, così come il piccolo affluente del fosso di San Biagio (che si immette all'altezza di piazza Gramsci)». Tutte e due le coperture, secondo Gargini, risulterebbero prive di accessi per l'ispezione. «Molto probabilmente - dice - non ci sono stati controlli da quasi cinquant'anni. E' chiaro ciò che potrebbe accadere in caso di ostruzione dei corsi durante un evento di piena che, come dimostrato dallo studio, è probabile in pochi anni». Pressione ed erosione esercitate dall'acqua, aggravate poi dal transito dei veicoli, potrebbero inoltre portare al cedimento delle coperture. «Non si tratta di scatolari in cemento armato - insiste infatti Gargini - ma di una semplice soletta in calcestruzzo, per gran parte carrabile, appoggiata sui vecchi muretti arginali in pietrame e mai collaudata». A livello regionale, spiega infine il capogruppo della Casa delle libertà, sarebbe in atto una discussione proprio sulla pratica delle tombature. «Potrebbero esserci finanziamenti di progetti d'adeguamento e, il nostro - conclude Gargini - rappresenterebbe senz'altro una priorità».
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