Il Tirreno

Pistoia

Bertinelli: se è utile, mi candido

Alberto Vivarelli
Samuele Bertinelli presidente della associazione Palomar A destra veduta aerea del centro
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Samuele Bertinelli presidente della associazione Palomar A destra veduta aerea del centro

«Ma prima un programma di respiro e una coalizione ampia»

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 PISTOIA. A quasi un anno e mezzo dalla sua fondazione, l'associazione "Palomar" fa una sintesi dei primi nove incontri promossi in città. L'appuntamento è per il 25 e 26 novembre prossimi a Villa Storonov. Si parlerà di urbanistica e mobilità, ma anche di politiche culturali e welfare.  Insomma, saranno messe in campo idee e proposte per una nuova idea di città. Anche in vista delle elezioni amministrative della primavera prossima. Non a caso, presidente dell'associazione è Samuele Bertinelli, sul quale pare ci sia un orientamento prevalente, nel Pd e nel centrosinistra, per una sua candidatura a sindaco.  «È intanto necessario che sia definita la coalizione, la più ampia possibile, ma intorno ad un programma chiaro - premette Bertinelli - a questo i partiti di centrosinistra, tutti, a cominciare dal Pd, stanno lavorando con serietà. Quanto più respiro avrà la loro riflessione, tanto meglio sarà per il centrosinistra e per la città. Sarebbe bene anzi che l'intera società pistoiese contribuisse a questo sforzo di elaborazione».  «Palomar - continua Samuele Bertinelli - a questo fine, cerca di dare il suo contributo. La scelta delle persone seguirà. E dovrà avvenire, secondo me, nelle forme più aperte e democratiche immaginabili. Per superare la condizione tragica nella quale versa l'Italia, la politica deve infatti tornare ad essere una grande avventura collettiva alimentata dalla passione civile di molti. Personalmente, ho sempre vissuto così, con intima convinzione, il mio impegno politico. Continuerò a farlo. Se sarà ritenuto utile, anche candidandomi alle primarie».  Per la fine del mese, Palomar ha organizzato un altro seminario programmatico, il secondo. Intanto, perché programmatico?  La città negli ultimi venti anni si è trasformata ed è cresciuta, complessivamente migliorando. Oggi vive però una crisi profonda, economica e sociale, che sconta gli effetti della crisi generale che ha investito anche la Toscana, mostrando tuttavia dati e tendenze persino peggiori di quelle regionali. Tutto ciò si traduce in crisi di identità, in un disorientamento diffuso.  Serve a Pistoia, dunque, un nuovo progetto di futuro, fondato su solide basi programmatiche.  Dando un'occhiata ai contenuti, sembra che l'appuntamento sia l'occasione per tirare le fila di un lavoro iniziato l'estate scorsa.  È un lavoro cominciato con la nascita di Palomar, nel luglio del 2010. Un impegno di tanti mesi, di tutti i giorni, e con l'apporto volontario e appassionato di molte persone. Abbiamo provato a riconciliare politica e cultura, riflettendo sul nesso tra città e democrazia.  La cultura senza la politica diventa esercizio di puro narcisismo, la politica senza la cultura solo tecnica del potere. La città ha bisogno di piu' democrazia, e la democrazia per essere vivificata deve tornare ad incarnarsi nella città, immergendosi ogni giorno nella vita delle persone, nei loro bisogni e desideri.  Alla nascita, Palomar si è data un obiettivo ambizioso, quello di essere un laboratorio politico per la città. In questi mesi tanti appuntamenti tematici. E' giunto il momento di fare sintesi? All'appuntamento di fine mese presenterete idee e proposte?  Sì, come abbiamo sempre fatto; ora intendiamo dare maggiore organicità alle nostre proposte.  Urbanistica, mobilità, welfare e sviluppo economico, politiche culturali, pubblica amministrazione e aziende di servizi. Sono i fondamentali della città. Tra questi qual è il tema più caro a Palomar?  L'intreccio di tutti, per riaffermare il diritto alla città come primo bene comune. Lo tradurrei così: una moderna pianificazione pubblica, per interrompere ogni forma di consumo di suolo, riqualificare l'esistente e socializzare i valori della rendita fondiaria e immobiliare; una mobilità pubblica efficiente, sul modello delle città medie europee, che assorba gradualmente il traffico privato, e che sia misurata sulla qualità di vita delle persone e dell'ambiente; un welfare comunitario, orientato ai nuovi bisogni e concepito come vero motore dello sviluppo; politiche culturali che ridisegnino il complesso degli strumenti di cui disponiamo per liberare risorse a favore di una idea di sapere come diritto di cittadinanza; una radicale riorganizzazione del sistema delle aziende di servizi, a partire dall'acqua, per rispettare il dettato referendario che ha bloccato processi di privatizzazione forzata e ha cancellato le logiche di profitto dalla gestione; investire sulla diminuzione dei rifiuti, su una raccolta differenziata di qualità, da incrementare nettamente, e sul riuso dei prodotti riciclati. Per tutto questo è necessario ridefinire la missione del Comune, e fondarla in primo luogo su una politica più sobria ed orientata all'interesse generale, e poi su una più alta reputazione della pubblica amministrazione, dove lavorare torni ad essere, come è, un onore.  Ci saranno relatori di spicco, come del resto molto alta è stata la qualità dei relatori degli appuntamenti tematici che si sono susseguiti in questi mesi. Si nota, però, la presenza di un solo pistoiese, Antonio Di Zanni.  Talvolta è utile guardare alla città con occhi non pistoiesi, come è utile che la città torni a guardare fuori dalle proprie mura.

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