Il Tirreno

Pistoia

Cacciatori "amici" del territorio

Gianni Parrini
La doppietta è pronta a sparare
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La doppietta è pronta a sparare

Diminuiscono i danni alle coltivazioni mentre ricompaiono le lepri

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 PISTOIA. Pochi ma buoni. Negli ultimi anni i tesserini rilasciati ai cacciatori dai Comuni della Provincia di Pistoia sono calati: dagli 8.433 del 2005 ai 7.197 del 2010, in pratica una diminuzione di quasi il 15%. In compenso, però, competenze e responsabilità degli amanti dell'arte venatoria si sono trasformate: da semplici predatori i cacciatori sono divenuti attenti sorveglianti della salute del territorio.  Forse è per questo che sono sempre di più le donne che si cimentano in questa pratica.  Il territorio provinciale è caratterizzato da un unico ambito territoriale di caccia (Atc), il numero 16. «Lo scorso anno abbiamo abbattuto circa 1.000 capi senza contare i cinghiali e la migratoria - spiega Moreno Mencarelli, presidente dell'Atc 16 - Nello specifico 177 cervi, 50 daini e 700 caprioli. La stagione attuale (partita il 18 settembre) sta andando abbastanza bene ma la nostra attività, ormai, non è più limitata a quella del prelievo».  I cacciatori, insieme a Atc, Provincia, associazioni di agricoltori e ambientalisti sono impegnati nella gestione del territorio così come previsto nel piano faunistico venatorio provinciale. L'Atc, infatti, ha il compito di organizzare le attività di ricognizione e monitoraggio della consistenza faunistica; determina il quantitativo di selvaggina da immettere, il numero dei capi prelevabili e stabilisce eventuali limitazioni; eroga i contributi per il risarcimento dei danni arrecati dagli animali alle produzioni agricole: predispone piani per il miglioramento dell'alimentazione della fauna selvatica. «In questi ultimi anni abbiamo fatto molto, a partire dalla reimmissione sul territorio di fagiani, starne e pernici. Per non parlare delle lepri (850 esemplari ndr) che fino a dieci anni fa erano scomparse dalle nostre zone - spiega Mencarelli - Per quanto riguarda i danni alle coltivazioni c'è stato un calo del 30%: lo scorso anno abbiamo risarcito circa 90 mila euro, mentre in precedenza le cifre erano molto più alte. Per tenere lontani gli animali selvatici dalle aree coltivate usiamo dissuasori e foraggiamento nei boschi. Qualora questi strumenti non fossero sufficienti, abbiamo creato delle squadre di pronto intervento per gli abbattimenti controllati che vengono svolti in collaborazione con la polizia provinciale». L'ultimo si è svolto una decina di giorni fa, presso le Ville Sbertoli, alla periferia nord della città, dove sono stati abbattuti 8 cinghiali. «In questi casi i capi vengono portati ai punti di controllo per verificare lo stato di salute dell'animale - spiega Mencarelli - Una parte dell'ungulato va al proprietario del fondo in cui si sono verificati i danni come forma di risarcimento. Un altro terzo va ai cacciatori e l'ultima parte a un'azienda che vende carni e che dà il ricavato alla Provincia».  Mencarelli annuncia che presto potrebbe nascere un allevamento pubblico di uccelli da richiamo, che ormai hanno prezzi proibitivi sul mercato. La notizia viene confermata anche dall'assessore provinciale Rino Fragai: «È un'ipotesi interessante di cui dobbiamo parlare - spiega Fragai - Nostra intenzione è quella di tutelare la caccia tradizionale, che negli ultimi tempi è stata soppiantata da quella agli ungulati, ma che qui a Pistoia vanta ancora numeri importanti: ci sono infatti più di 1.500 capanni di appostamento. L'idea dell'allevamento rientra in quest'ottica».

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