Sicurezza
«Basta ordini a basso costo»
Marta Quilici
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Da sinistra Stefano Innocenti, Lando Cappellini e Riccardo Vergombello Quattro imprenditori chiamano alla ribellione colleghi e terzisti
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QUARRATA. «Basta con lo svendere i nostri mobili e il nostro sapere. I mobilieri quarratini devono smettere di accettare lavoro a prezzi stracciati. Aver sempre più ribassato il costo dei propri prodotti non ha pagato e la dimostrazione è sotto gli occhi di tutti». È un vero e proprio appello quello lanciato dai mobilieri Lando Cappellini, Riccardo Vergombello, Stefano Innocenti, Nicola Cappellini a tutti gli imprenditori e terzisti di Quarrata. Ai primi chiedono di non cercare più il sottocosto a discapito della qualità. Ai secondi chiedono di non chinare più la testa, di trovare il coraggio di dire "no", di rifiutare gli ordini a costi irrisori, in cui si lavora senza guadagno (attendendo magari anche mesi per essere pagati dai committenti). Lanciano anche una proposta: un marchio "Doc" che individui la qualità del prodotto e la correttezza della filiera. «Quello che voglio dire - spiega Lando Cappellini, titolare dell'omonima azienda di salotti e storico imprenditore del territorio - è che bisogna smettere di vendere sottocosto. Si deve iniziare a vendere per guadagnare. Credo si possa ancora essere ottimisti per il futuro di questa città: abbiamo superato tante crisi e supereremo anche questa. Ma bisogna smettere di svendere i nostri mobili. Non è vero che la corsa al ribasso rende. Io ho iniziato a fare questo lavoro - continua Cappellini - nel 1959, insieme a mia moglie Carla Cialdi. Nel tempo ci sono state tante trasformazioni, ma sono ancora qui. Per questo dico che un'altra strada è possibile». «Stiamo diventando i cinesi poveri - commenta Innocenti -: loro compensano i bassi margini di guadagno con la quantità (oltre che, molto spesso, con l'evasione, ndr). Ma a noi questo non può convenire e a dimostrarlo è quanto sta accadendo in questi ultimi tempi a Quarrata». Il loro appello non è rivolto alla politica, ma alla gente a cui chiedono uno «scatto di orgoglio». «Se si continua la corsa al ribasso si va verso il suicidio - spiega Vergombello - e a farne le spese è tutto il territorio. È chiaro che non può funzionare se a rifiutare le commesse stracciate è un imprenditore da solo, ma se lo fanno tutti la tendenza si può invertire. Gli imprenditori sanno quanto costa realizzare un salotto e devono smettere di comprarlo sottocosto: se lo trovano a meno significa che chi lo produce è costretto a farlo in maniera irregolare o comunque senza guadagnarci niente. I terzisti, dal canto loro, devono smettere di accettare queste condizioni. Se tutti dicono di no, il lavoro torna». Nicola Cappellini lancia l'idea di un "marchio Doc": «Proprio come accade per il settore alimentare. L'unica soluzione credo sia un marchio con regole ben precise che denotino provenienza e qualità del prodotto e della filiera».
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