Il Tirreno

Pistoia

Nieri, lavoratori senza stipendio da agosto

M.Q.
L’azienda Nieri. A lato il titolare, Alberto Nieri
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L’azienda Nieri. A lato il titolare, Alberto Nieri

La testimonianza di Miriam: «Viviamo con la pensione di mia madre»

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 QUARRATA: «È da agosto che mio marito non riceve lo stipendio. Io non lavoro, abbiamo un figlio di 12 anni e campiamo con la sola pensione di reversibilità di mia madre». Il marito della signora Miriam Guerrini è uno dei 36 dipendenti della Nieri Legno e Nieri spa di Quarrata, aziende confluite da qualche mese nella nuova società Roma Imperiale. Un passaggio societario, quest'ultimo, estremamente delicato visto che il 23 novembre è fissata l'udienza per il concordato preventivo della Nieri. Un appuntamento che interesserà anche terzisti e fornitori quarratini con cui sarà cercato un accordo, insieme agli altri creditori, per evitare la dichiarazione di fallimento dell'azienda.  Intanto la situazione per i lavoratori diventa sempre più opprimente: una pentola a pressione pronta ad esplodere. «Sono già due anni - racconta Miriam - che la ditta in cui lavora mio marito è in contratto di solidarietà: vanno a lavoro solo quattro ore la mattina e poi basta. Prima l'azienda pagava regolarmente il 10 di ogni mese, poi ha iniziato a pagare il 15, poi il 20, poi il 26 e poi non ha pagato più nulla. Hanno dovuto passare le pene dell'inferno per ricevere, ad agosto, le mensilità di giugno e luglio. Poi da agosto non hanno riscosso più niente. Anzi, a mio marito hanno detto che è un privilegiato perché ha ricevuto un acconto di 200 euro. Soldi, questi, che non si sono fermati un attimo a casa nostra e sono andati diretti nelle bollette».  La signora Miriam, insieme al marito e al figlio di 12 anni, abitano a Pistoia in una casa in affitto: «Ringrazio la proprietaria di casa - continua - che questo mese ci ha permesso di slittare la rata dell'affitto: la pagheremo insieme a quella di dicembre quando mia mamma riceverà la tredicesima della pensione di reversibilità. Una pensione - aggiunge - che non è certo uno di quei vitalizi d'oro di cui si sente parlare, visto che mio padre, purtroppo, è morto anche da giovane: aveva 51 anni».  E ancora: «Quando siamo andati in azienda a chiedere i soldi - spiega - ci hanno detto che, se ci servivano, dovevamo andare a farceli prestare. È stata una risposta che mi ha fatto arrabbiare e rimanere male. L'azienda non anticipa la cassa integrazione, ha persino bloccato i 1000 euro che dovevano avere i dipendenti per un vecchio contratto di solidarietà».  Il marito di Miriam ci lavora da 13 anni: «Trovò quel lavoro e dopo poco nacque nostro figlio - continua Miriam -. Adesso ha 12 anni e le spese, anche per la scuola, sono tante: qualche giorno fa è tornato a casa affermando che l'insegnante gli aveva detto che le scarpe da ginnastica che aveva non andavano bene per fare ginnastica a scuola. E io cosa devo fare? Rispondere a mio figlio che non ho soldi per ricomprargliele? E poi ci sono le spese mediche. Abbiamo dovuto compragli gli occhiali ad esempio. E poi ci sono le bollette: se non pago l'elettricità mi staccano la corrente, ma in frigorifero ho le medicine di mio figlio. Ora basta. La gente deve sapere che non va tutto bene e che la gente che ha lavorato non prende ciò che gli spetta».

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