Il Tirreno

Pistoia

Illegittima la Tia alle badanti Comune bocciato

Luca Giuntini
Badanti al lavoro
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Badanti al lavoro

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 PISTOIA. Da due anni il Comune sta incassando soldi che non gli spettano.  L'accusa, grave ma fondata su sentenze del Giudice di pace, arriva dall'area sociale della Cna che per prima aveva intrapreso una battaglia di giustizia.  La vicenda. L'ufficio tributi di Palazzo di Giano dal 2009 ha sanzionato centinaia di badanti per non aver pagato la Tia, tassa sui rifiuti, a colpi di 200-250 euro ognuna.  Una multa che, secondo tre giudici di pace diversi, non doveva essere assolutamente comminata: è il badato infatti, non la badante, ad avere l'obbligo di comunicare a Publiambiente che un nuovo soggetto è entrato a far parte del nucleo familiare.  Quante decine di migliaia di euro, o centinaia di migliaia, l'amministrazione abbia incassato in questi anni, utilizzando questo "falso inquadramento" senza averne di fatto il diritto non è dato saperlo, e anche il calcolo risulta non semplice.  Secondo la Cna le badanti presenti nel Comune di Pistoia sono tra le 800 e le 1.000 e la sanzione comminata loro va dalle 200 alle 250 euro. Quindi il Comune ha incassato illegittimamente circa 200mila euro. Li dovrà restituire? Difficile.  Il regolamento. La Cna ha preso le difese di circa 30 badanti, rappresentandole davanti al giudice e ottenendo ragione, ma quante sono quelle che invece hanno pagato e taciuto?  «Alla luce dell'orientamento giurisprudenziale del Giudice di pace di Pistoia - si domanda Mirella Magrini dell'area sociale della Cna -, quanti soldi sono entrati nelle casse comunali, contando sul fatto che le badanti, soggetti deboli, non avrebbero fatto opposizione alla sanzione ricevuta?».  Seguendo il regolamento comunale, Palazzo di Giano dal 2009 ad oggi ha sanzionato per "tardiva o omessa dichiarazione di occupazione di locali soggetti a Tia" anche le badanti a tempo pieno, con regolare contratto di lavoro e con residenza nella casa del badato.  Il Giudice di pace però ha di fatto sconfessato il Comune, sostenendo che l'interpretazione che Palazzo di Giano ha dato del proprio regolamento comunale, è in realtà sbagliata: l'obbligo di comunicare a Publiambiente che un nuovo soggetto, ovvero la badante, è entrata a far parte del nucleo familiare dell'assistito, non spetta alla badante stessa, ma al badato.  La badante. «La badante, pur trovandosi a occupare gli spazi della casa per evidenti motivi di lavoro - spiega l'avvocato Federico Spinicci - viene ritenuta comunque essere soggetto passivo della Tia. Il Comune quindi invia alla badante l'ingiunzione al pagamento, con relativa sanzione se la comunicazione non arriva entro novanta giorni. Se la badante non si oppone, diventa titolare di un'utenza autonoma e deve pagare la tassa sui rifiuti. Secondo noi si tratta di un clamoroso errore di interpretazione delle norme da parte del Comune, e il Giudice di pace ci ha dato ragione».  A complicare una questione già ingarbugliata subentra un altro vuoto normativo: nel momento in cui passa alle dipendenze di un assistito diverso, la badante è costretta a chiedere il cambio di residenza all'ufficio anagrafe.  Il regolamento però prevede la possibilità di inserire un nuovo soggetto in un nucleo famigliare già esistente solo come "convivente" o come "coabitante", ovvero in presenza di un legame affettivo o di parentela.  La badante, non rientrando in nessuna di queste due categorie, si trova al centro di un vuoto normativo, così l'ufficio anagrafe non può che inquadrare il soggetto come facente parte di un nucleo familiare autonomo, contrariamente a quanto ci si aspetterebbe seguendo il buon senso. Ecco, il buonsenso.

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