Il Tirreno

Pistoia

«Quegli applausi che cinema e tv non danno»

Massimo Vitulano

A tu per tu con l'attore Ugo Pagliai, stasera protagonista alla Smilea

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 MONTALE. Appuntamento col teatro stasera nel salone di Villa Smilea. Uno dei maggiori interpreti della spettacolarità contemporanea, il pistoiese Ugo Pagliai, discuterà dell'amore di un'intera vita insieme a Giuseppe Grattacaso e Saverio Barsanti, dirigenti dell'Associazione teatrale pistoiese.  «Con l'avvio della nuova stagione teatrale anche lei sarà al momento preso dagli spettacoli di una nuova tournèe. Non è così?».  «Una tournèe direi proprio di no, anche se ho finito di lavorare appena pochi giorni fa a uno spettacolo di Vitaliano Trevisan, "Wordstar(s)", che racconta gli ultimi anni del drammaturgo Samuel Beckett, ormai anziano ma ancora assillato da una serie di tormentati pensieri. Naturalmente lo spettacolo non andrà in scena nei vari teatri italiani prima della prossima stagione teatrale. Per ora sono impegnato con alcuni recital, ma niente di così imponente».  «In questo nuovo spettacolo interpreterà la parte dello stesso Beckett. Dopo "Aspettando Godot" sembra essere rimasto abbagliato dalla figura del drammaturgo irlandese, premiato col Nobel nel 1969».  «In effetti non posso che essergli grato, visto che proprio grazie ad "Aspettando Godot", portato in scena assieme ad Eros Pagni, ho ricevuto un importante premio al teatro San Carlo di Napoli per il miglior attore protagonista. Nello spettacolo interpretavo Estragone. Prima di allora non mi ero mai cimentato con le opere di Beckett, anche perchè gli attori della mia generazione lo consideravano appannaggio di gruppi giovani, vista l'originalità del suo stile. Andando in là con l'esperienza mi sono reso conto della genialità di quell'uomo; nella sua drammaturgia ci sono significati straordinari, di grande coinvolgimento emotivo».  «Dalle numerose interpretazioni che l'hanno vista protagonista, si direbbe che vale un po'la solita cosa per Luigi Pirandello».  «A questo proposito non posso che constatare l'eccezionalità di Pirandello: è uno di quei genii che nascono una volta sola ogni secolo».  «Nella sua lunga carriera si è confrontato con svariate forme espressive, fra le quali il doppiaggio, un'attività che, immagino, necessiti di un grande allenamento».  «In effetti mi è capitato di prestare la voce ad alcuni personaggi cinematografici in diverse occasioni. Ultimamente si è rivolto a me L'Espresso per il doppiaggio di Re Lear, una creatura della mente di Shakespeare, che ho avuto modo di portare su palcoscenico qualche anno fa».  «Da addetto ai lavori, come vede lo stato di salute del teatro ai giorni nostri?».  «Personalmente lo ritengo molto buono. La gente ha scoperto un rinnovato interesse per il teatro. Quando, all'inizio di questa stagione teatrale, mi sono trovato a debuttare a Venezia, il pubblico ha salutato la fine dello spettacolo con uno scroscio di applausi, un entusiasmo che si percepiva in tutta la sala. Sono scene che difficilmente si potrebbero verificare all'interno di un cinema o davanti al televisore. Inoltre è fondamentale fare in modo che i giovani si appassionino al teatro. E'stando insieme a loro, che a noi attori viene offerta l'occasione di capire come agire, al fine di ammodernare anche il linguaggio teatrale. Da sempre ho cercato di proiettarmi nella loro direzione, perchè sono fermamente convinto che il teatro possa dare voce a tanti aspetti della vita che interessano anche le nuove generazioni».  «E delle condizioni non così favorevoli in cui si trovano ad operare attori, registi, tecnici, che cosa mi dice?».  «Il teatro Valle di Roma, ancora oggi occupato, racconta molte cose. E ancora una volta a rimetterci è la cultura. Del resto non biasimo i colleghi, anzi sono dell'idea che sia un diritto far sentire la propria voce, una voce limpida e importante come tutte le voci della cultura. Portare in scena uno spettacolo richiede molto impegno ed è solo l'ultima tappa di una lunga preparazione».  Appuntamento con Ugo Pagliai, stasera alle 21. Ingresso gratuito.  

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