Italia
La crisi incide sul prezzo dei fiori
Elisa Valentini
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Fiori in vendita in una bottega I negozianti: «La gente risparmia anche al cimitero e dobbiamo adeguarci»
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S.MARCELLO. Un viavai di visitatori si è ripetuto, come ogni anno, in tutti i cimiteri della montagna pistoiese nei giorni vicini alla commemorazione dei defunti. Tante sono state anche le vendite di quello che Coldiretti ha definito un autentico «business da 400 milioni di fiori in Italia». Anche in montagna, le famiglie non sembrano aver limitato le spese almeno per la ricorrenza dei cari defunti, ma è meglio non fare di tutta l'erba un fascio. Osservando le dinamiche sottostanti, ed in particolare la relazione fra quantità vendute e prezzi praticati, si capisce infatti che anche questo settore, al di là delle apparenze, non è immune dagli effetti perversi della crisi. Fenomeno che, più che gli acquirenti, sembra penalizzare i piccoli dettaglianti, costretti a mantenere prezzi pari o inferiori all'anno passato per non rischiare l'invenduto. «I miei fiori costano uguale al 2010 - spiega una negoziante - nella settimana di Ognissanti applichiamo un piccolo aumento (circa il 10%), ma rispetto allo stesso periodo dell'anno passato i prezzi sono invariati». Curiosando fra fiori e piante esposti nelle botteghe, notiamo una grande varietà di qualità e prezzi. Se per le rose recise il prezzo oscilla da circa 1 a 4 euro per le più grandi, i gigli costano in media dai 2,50 ai 3 euro. Venendo ai classici crisantemi, la varietà è enorme. Se il fiore reciso oscilla da 1,30 a 1,90 euro, si trovano anche "mazzetti convenienza" di 5 steli in vendita a 6 euro. Per i crisantemi in vaso, il prezzo spazia da circa 3,50 ad un tetto medio di 15 euro. Quanto ai gusti degli acquirenti, a farla da padrone è ancora il crisantemo, che registra la percentuale più alta di vendita nei negozi locali. La bottega sotto casa resta il tipo di esercizio commerciale favorito nei piccoli paesi per motivi di vicinanza, praticità, rapporto di amicizia col titolare. «Meglio far lavorare i negozietti locali» ci dice un intervistato. «Il mio è anche un discorso di convenienza - ci spiega una cliente - mi sembra che quest'anno le botteghe siano addirittura più economiche di alcune serre». A San Marcello si avverte di più la concorrenza dei supermercati dove si smerciano mazzi già confezionati in nylon a prezzi competitivi. «Nonostante l'aumento all'ingrosso siamo costretti a mantenere i prezzi a livello dello scorso anno - spiega un fioraio - noi puntiamo sulla qualità: teniamo tutti fiori italiani, ne curiamo la conservazione e forniamo rinforzi a steli e vasi, ma gli affari sono calati almeno di 200 euro». Costanti le vendite dei classici lumini rossi rispetto al 2010, dopo il vertiginoso calo degli anni passati a seguito dell'istallazione di luci elettriche in molti cimiteri montani. Prezzi costanti o addirittura al ribasso per evitare rimanenze.
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