La manifestazione
A rischio il processo per l'inceneritore
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Linceneritore di Montale Cambia il giudice, prescrizione certa se il dibattimento dovesse iniziare da capo
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MONTALE. Rischia di finire in una bolla di sapone il processo per le emissioni fuorilegge di diossine e furani dall'inceneritore di Montale, che vede sul banco degli imputati l'allora presidente del cda di Cis srl (la società di gestione) Giorgio Tibo e il responsabile del funzionamento dell'impianto, Maurizio Capocci. Il giudice che da un anno e mezzo sta conducendo il processo dovrà infatti essere cambiato. La dottoressa Rosa Selvarolo è andata in maternità e dovrà lasciare il posto ad un collega. E qualora gli imputati non consentissero all'acquisizione degli atti fin qui formati nella fase istruttoria per poter andare avanti con il nuovo giudice, il processo dovrebbe iniziare da capo. Il che vorrebbe dire che la prescrizione dei reati arriverebbe prima della conclusione del primo grado. La prossima udienza è fissata per lunedì prossimo: il giudice verrà formalmente sostituito e gli avvocati si pronunceranno sull'acquisizione degli atti istruttori. «Le amministrazioni progressiste non avranno paura di accertare la verità sul caso dell'incenitore di montale» commenta, di fronte all'ipotesi di rinnovamento del dibattimento, Antonio Sessa, presidente di Legambiente Pistoia, costituita parte civile nel processo. «Il nostro legale - prosegue - ci ha spiegato come gli imputati ed i Comuni responsabili civili hanno la facoltà di chiedere la rinnovazione dell'istruttoria dibattimentale e far ripartire così il processo da zero. Se ciò accadesse la verità non potrebbe essere accertata, in quanto i reati si prescriverebbero già nel corso del procedimento di primo grado». «Verrebbe altresì vanificato il lavoro della dottoressa Selvarolo - prosegue Sessa - il giudice che fin ora si è occupata con impagabile impegno e attenzione al processo. Chiedere che il processo riparta da zero sarebbe, a parere del sottoscritto, una grossa mancanza di rispetto nei suoi confronti. Sono sicuro che ciò non accadrà e che gli imputati, e soprattutto i loro difensori, vorranno mettere le cose in chiaro e far sì che la magistratura pistoiese accerti la verità». Sessa ricorda che gli imputati possono sia rinunciare alla prescrizione e far accertare la verità sia consentire che il processo prosegua con altro giudice. «Se ciò non accadesse - sottolinea il presidente di Legambiente - sarebbe un fatto gravissimo da un punto di vista politico: come potrebbero continuare ad essere credibili delle amministrazioni progressiste se facessero in modo che non venga accertata la verità?». Parti civili nel processo si sono costituiti 41 residenti della zona circostante l'inceneritore e, come detto, Legambiente di Pistoia.
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